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27 Gen 2020

COOPERAZIONE INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO. APPUNTO SULL’ATTUAZIONE DELLA LEGGE 125/2014. RUOLO E OPERATIVITÀ DEI SOGGETTI ISTITUZIONALI.

L’appunto è basato su osservazioni e percezioni ed è indirizzato in particolare ai responsabili istituzionali. Si propone di fornire un contributo all’analisi ed alla riflessione per una fase nuova del sistema italiano della cooperazione internazionale, individuando carenze e limiti della riforma legislativa e della sua attuazione emersi durante i cinque anni passati. Si rimanda quindi ad un momento successivo l’analisi delle positività e dei successi da tesaurizzare. L’appunto intende anche proporre l’avvio di un processo: richiede pertanto di essere arricchito con altri contributi e differenti punti di vista, per avere un quadro il più vicino possibile alle vere problematicità al fine di affrontarle e superarle. Ci possono essere omissioni e imprecisioni, come possono esserci errori: non hanno alcuna connotazione negativa e possono rappresentare anch’essi un contributo all’approfondimento. Le osservazioni e le proposte non seguono un ordine preciso ma sono raggruppate per soggetto istituzionale.

 

IN BREVE

1.       La riforma legislativa, con le innovazioni introdotte, è stata e rimane importante per l’Italia e le sue relazioni internazionali. Tuttavia non è ancora riuscita a svilupparsi con la velocità e la qualità che il legislatore ha voluto. Dopo ormai cinque anni, un tempo congruo per chiudere la fase di avvio, molte delle aspettative suscitate, sono rimaste deluse.

2.       Si tratta di una constatazione che richiede attenzione, analisi e riflessione perché sta contribuendo ad una percezione di inefficienza e continuo affanno. Una percezione che si affianca alla diminuita importanza e attenzione politica che i partiti – anche quelli sensibili – stanno dando alla cooperazione allo sviluppo (CS), vista non per quello che è e che vale ma come tema poco “generatore di voti”. Il recente disinteresse per gli emendamenti alla legge di Bilancio 2020 relativi alla CS ne è la dimostrazione.

3.       Le ragioni sono molteplici e sono per la gran parte indipendenti dalla volontà, l’impegno, la passione delle persone che vi lavorano, che auspicano anch’esse risposte alle carenze e insufficienze per meglio svolgere il proprio lavoro. È bene quindi individuare queste ragioni, insieme alle inadeguatezze e limitazioni normative che frenano e ingabbiano la CS, per potere capire come affrontarle e superarle tempestivamente.

4.       Si tratta di una nuova sfida per il 2020, da assumere senza ritardi. Potrebbe essere infatti a rischio la stessa consistenza e rilevanza della CS, nonostante le ripetute dichiarazioni politiche sull’importanza dei partenariati per lo sviluppo in particolare con l’Africa, i paesi del Mediterraneo, il Vicino Oriente.

5.       Occorrerebbe in particolare:

a)       Identificare i provvedimenti normativi che è necessario modificare o aggiungere nelle Legge 125/2014 e nello Statuto DM 113/2015 (precisandoli, motivandoli e sostenendoli con il dialogo, il confronto e la pressione politica).

b)      Attuare pienamente la volontà del legislatore (che ha voluto una riforma migliorativa, semplificativa, innovativa, efficace; con vincoli iniziali ma da superare nel tempo sulla base delle concrete e verificate necessità) garantendo le risorse, le strutture, l’agibilità e il personale che si sono dimostrati indispensabili per rendere effettivi le finalità e gli obiettivi della legge espressi agli articoli 1 e 2.

c)       Qualificare il personale (severa valutazione delle nuove assunzioni Aics, anche per i dirigenti; e adeguati programmi formativi) e aumentarne il numero sulla base delle necessità, anche prevedendo collaborazioni esterne su materie specifiche e per approfondimenti scientifici.

d)      Ripensare:

i)      le politiche di cooperazione per lo sviluppo (“parte qualificante della politica estera”) nelle dinamiche geopolitiche del mondo di oggi e nelle scelte strategiche del nostro paese;

ii)    i partenariati internazionali (comportanti reciprocità) nei rapporti politici, culturali, accademici, economici, territoriali;

iii)  le priorità per paese, regione e settore (avendo come bussola primaria gli SDGs e il reciproco interesse);

iv)  la programmazione pluriennale, generale e per ciascun paese/area (da definire congiuntamente tra Dgcs, altre Dg, Agenzia, Cdp, soggetti della CS; e da valutare periodicamente).

e)      Aumentare progressivamente i fondi APS secondo gli impegni internazionali e come stabilisce la legge (art. 30: individuare “un percorso definito di graduale adeguamento degli stanziamenti annuali… tale da porre l’Italia in linea con gli impegni assunti a livello europeo e internazionale alla fine di tale periodo); garantire disponibilità finanziarie alla Dgcs e all’Agenzia per permettere lo svolgimento qualificato, tempestivo e con i necessari strumenti del ruolo e dei compiti che la legge richiede loro.

f)        Aprirsi ad un rapporto sinergico più aperto e fiduciario con i soggetti pubblici e privati della cooperazione indicati nella legge 125 e le loro rappresentanze.

g)       Diffondere la cultura dell’indispensabilità della cooperazione internazionale, anche come metodo politico per tutte le istituzioni governative e come investimento nel nostro stesso interesse. Occorre inoltre diffondere la consapevolezza dell’interconnessione dei fenomeni e dei problemi globali quali il degrado ambientale, la rapidità e violenza dei cambiamenti climatici, i conflitti, la migrazione forzata, la crescente mobilità umana, i divari demografici, gli squilibri economici e sociali, la pervasiva corruzione e criminalità, l’attrazione del terrorismo come catalizzatore di delusioni, umiliazioni e rancori, le tensioni politiche e commerciali, l’affievolirsi del multilateralismo, l’insicurezza, le minacce alla pace…

h)      Riuscire a coinvolgere in particolare i soggetti rappresentati nel Cncs perché si facciano promotori nel loro ambiente: università, regioni, enti locali, camere di commercio, mondo cooperativo, sindacati, organizzazioni imprenditoriali, organizzazioni della società civile e delle comunità immigrate.

 

ALCUNI PUNTI DI RILIEVO

 

I  –   VICEMINISTRO/A

La legge è disattesa e il Ministro è inadempiente. Art. 11: “il Ministro conferisce la delega” (e non: “può conferire”). Si tratta di uno dei punti centrali della legge, che non può essere eluso.

Nel rispetto delle direttive del Ministro, spetta quindi al Viceministro delegato, coadiuvato dalla Dgcs e più in generale dal Maeci, definire gli indirizzi e assicurare l’unitarietà e il coordinamento di tutte le iniziative nazionali di cooperazione e il controllo e la vigilanza sull’attuazione della politica di cooperazione allo sviluppo.

Spetta al Ministro/Viceministro far presente agli altri Ministeri ed alle Commissioni parlamentari che “L’Italia si adopera per garantire che le proprie politiche, anche non direttamente inerenti alla cooperazione allo sviluppo, siano coerenti con le finalità ed i princìpi ispiratori della presente legge, per assicurare che le stesse favoriscano il conseguimento degli obiettivi di sviluppo” (art. 2).

 

II  –   DGCS, DIREZIONE GENERALE PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

La Dgcs “coadiuva il Ministro e il Viceministro in tutte le funzioni e i compiti che la legge attribuisce loro” (art. 20). La legge affida quindi alla Dgcs (con le espressioni “il Maeci” o “la Dgcs”) ruoli e compiti fondamentali che riguardano l’ambito politico-diplomatico:

–   relazioni con le organizzazioni internazionali, le banche, i fondi di sviluppo, proponendo l’entità dei finanziamenti o della partecipazione finanziaria (art. 5),

–   relazioni con l’Ue in relazione agli strumenti finanziari in materia di CPS e di Fes (6),

–   accordi bilaterali in materia di CPS (anche con “riguardo al riconoscimento e alla valorizzazioni delle espressioni della società civile operanti nei paesi partner”) (7),

–   proposta dei crediti concessionali (8),

–   proposta di interventi di emergenza umanitaria (10),

–   sostegno a competenze del Ministro e del Viceministro: indirizzi politici, unitarietà e coordinamento delle iniziative nazionali di CPS, controllo e vigilanza sull’attuazione della politica di CPS, rappresentanza politica dell’Italia nelle sedi internazionali e Ue competenti in materia di CPS (11),

–   documento triennale di programmazione e di indirizzo, con visione strategica, obiettivi, criteri di intervento, priorità aree geografiche, paesi, settori (12),

–   relazione sulle attività realizzate, “con evidenza dei risultati conseguiti mediante un sistema di indicatori misurabili quantitativi e qualitativi” e “dando conto delle attività di CS svolte da tutte le amministrazioni pubbliche” (12),

–   supporto tecnico, operativo e logistico al Cics, comitato interministeriale per la CS (15),

–   supporto al Cncs e conferenza pubblica nazionale triennale (16)

–   supporto ai poteri di indirizzo e vigilanza del Ministro/Viceministro sull’Agenzia (17,

–   predisposizione e partecipazione alle decisioni nel Comitato Congiunto (17).

–       L’articolo 20 precisa alcuni tra gli specifici compiti affidati alla Dgcs.

–       Molto è realizzato con competenza e tempestività ma ci sono funzioni e compiti che richiedono specifiche capacità, studi, approfondimenti, sinergie, consolidati contatti internazionali, personale appropriato e continuità e che, per essere ulteriormente sviluppati, come la situazione internazionale impone, richiedono stanziamenti di bilancio superiori a quelli attuali.  Oltre alle competenze e capacità interne, si dovrebbe forse pensare al supporto di un “Centro/Unità studi CPS” sulle tematiche attinenti lo sviluppo ed i paesi e settori di intervento, interna o anche esterna alla Dgcs ma in convenzione con essa e finanziabile con specifica allocazione.

Il documento di programmazione triennale (da aggiornare annualmente) dovrà essere considerato l’indispensabile base per l’azione di CS dell’Italia. Dovrebbe essere quindi definito dalla Dgcs in sinergia con Agenzia e Cdp, coinvolgendo Ambasciate, altre DG, i Ministeri che compongono il Cics e i soggetti della CS; e dovrebbe divenire operativo ad ogni inizio triennio/anno, salve modifiche suggerite dalle Commissioni parlamentari competenti e dal Cncs entro il 15 febbraio di ogni anno. Il passaggio al Cics, nella composizione fissata dalla legge, si è dimostrato una formalità frenante e in parte inutile (v. più sotto).

Dovrà forse essere ripensata la scelta dei paesi prioritari (varie le diversità tra i ministeri, che vanno tenute presente) ed essere definite programmazioni per regione e per paese a breve e medio periodo con le relative priorità settoriali (mantenendo quelle primarie: malnutrizione, istruzione, educazione, salute, sviluppo agroalimentare e agroindustriale, energia verde…, con specializzazioni su alcuni SDGs). Tenendo presente “l’allineamento degli interventi alle priorità stabilite dagli stessi Paesi partner” (art.2). In particolare, data la nostra posizione geografica, occorre meglio definire e aggiornare la priorità che deve essere data all’Africa e al Vicino Oriente: con una visione strategica dei rapporti dell’Italia e dell’Ue con tali paesi e istituzioni regionali ed un’azione bilaterale di cooperazione che si basi su partenariati politici, economici, culturali di lunga durata, con interventi definiti, pluriennali e certi.

 

III  –   AGENZIA

  • Istituita per l’attuazione delle politiche di cooperazione allo sviluppo sulla base dei criteri di efficacia, economicità, unitarietà e trasparenza, con personalità giuridica di diritto pubblico, sottoposta al potere di indirizzo e vigilanza del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale (17,1).
  • Svolge le attività a carattere tecnico-operativo connesse alle fasi di istruttoria, formulazione, finanziamento, gestione e controllo delle iniziative di CS (17,3).
  • Opera attraverso i soggetti di cui al capo VI (23ss.) o attraverso partner internazionali, salvo quando si richieda il suo intervento diretto (17,3).
  • Eroga servizi, assistenza e supporto tecnico alle altre amministrazioni pubbliche che operano negli ambiti della CS, regolando i rispettivi rapporti con apposite convenzioni; acquisisce incarichi di esecuzione di programmi e progetti dell’Ue, di banche, fondi e organismi internazionali e collabora con strutture di altri Paesi aventi analoghe finalità; promuove forme di partenariato con soggetti privati per la realizzazione di specifiche iniziative; può realizzare iniziative finanziate da soggetti privati (17,4).
  • Ad essa è attribuita autonomia organizzativa, regolamentare, amministrativa, patrimoniale, contabile e di bilancio (18,1).

La realtà e le condizioni dell’Agenzia richiedono sia interventi legislativi che strutturali e organizzativi/gestionali. Di seguito alcune evidenziazioni e alcuni suggerimenti.

a.    Rivedere le parti della Legge 125 che limitano e ingabbiano l’Agenzia impedendole quell’autonoma capacità decisionale, all’interno della propria sfera di competenza, che la riforma legislativa ha inteso invece introdurre volendo superare i vincoli della struttura ministeriale, per garantirle maggior semplificazione, efficienza e efficacia. Nel 2014 è stato fatto un primo passo: occorre ora farne un altro, ben più deciso e preciso, basato sul vissuto dei passati cinque anni. Si tratta di intervenire in merito alla struttura, l’organizzazione, il numero e la qualità del personale, dei capi ufficio e dei dirigenti (da poter scegliere in tempi congrui anche tra esterni alla PA), le collaborazioni e consulenze specialistiche…  Modificando la ferrea ripartizione finanziaria relativa al ‘Personale’ e al ‘Funzionamento’. Parallelamente dovrà essere modificato in più punti lo Statuto dell’Agenzia: trattandosi di decreto ministeriale, l’iter non dovrebbe presentare enormi difficoltà.

b.    Provvedere a garantire la formalizzazione di entrambi i dirigenti generali (vicedirettori), secondo quanto stabilito dal Dpcm 2.11.2015, risolvendo i problemi che si trascinano da troppo tempo. Diventa urgente anche il completamento della dotazione organica dei dirigenti di seconda fascia (10), utilizzando lo strumento del concorso indetto dall’Aics stessa d’intesa col Maeci o ricorrendo alle forme di mobilità previste dall’ordinamento. Una dirigenza altamente preparata è indispensabile anche per affiancare il Maeci nelle relazioni europee e internazionali e nelle sedi che richiedono competenze su specifiche materie di CS.  Anche l’Agenzia dovrebbe dotarsi di una propria Unità Studi, da finanziarsi con risorse allocate.

c.     Personale dell’Agenzia. L’Aics dovrà mettere in atto ogni sforzo per dotare il proprio personale (ancora scarso) della necessaria formazione in modo da rimpiazzare a breve la categoria degli esperti ex legge 49/87. Il concorso per i funzionari di terza fascia è stato ritardato negli anni, mentre sarebbe stato necessario bandirlo subito dopo l’autorizzazione di legge. Pare che ciò possa avvenire in questi primi mesi dell’anno ma occorrerà non dare tregua alla Funzione Pubblica. La CPS italiana rischia di trovarsi a ricominciare in parte da capo, senza memoria, continuità storica, tesaurizzazione e positiva progressione dell’esperienza passata se questo processo non sarà accelerato. Occorrerà pensare alla qualificazione/formazione permanente del personale (sia internamente che con periodi in altre Agenzie o presso la Commissione); anche in vista degli auspicabili sviluppi della cooperazione Ue delegata in aree e settori di interesse italiano e delle sinergie con Cdp per gli interventi di sviluppo di carattere finanziario e di iniziativa imprenditoriale. Con l’attuale normativa (che dovrà essere modificata), le nuove assunzioni in loco, nelle sedi estere, sono a termine. Si tratta spesso di persone di qualità ma destinate perlopiù a scegliere, alla prima occasione, altre opportunità più stabili, durature e meglio remunerate. Non possono quindi contribuire a formare il nuovo zoccolo duro dell’Agenzia, pur essendo maturati in essa.

d.    La nuova sede. L’Aics è destinata a crescere. Occorre quindi non guardare all’oggi ma all’Agenzia dei prossimi 10 anni, che possa competere con le altre Agenzia in Europa e non solo. Non si tratta cioè di pensare a spazi per 200 persone ma a spazi che possano permettere il lavoro del personale qualificato necessario, anche per brevi periodi, ogniqualvolta utile e nelle varie circostanze (modificando la relativa normativa). Occorrerebbe quindi verificare senza ulteriori ritardi se esistono le condizioni per avviare i lavori di ristrutturazione del complesso a cui si è pensato in questi anni, nelle adiacenze del Maeci, accertandone la superficie necessaria e la disponibilità, non scontata, dell’insieme dei locali, in tempi certi, ravvicinati e rapidi. Se però queste condizioni, a cinque anni dalla disponibilità finanziaria per gli investimenti definita dalla legge 125, non fossero assicurate, allora si dovrebbe pensare a soluzioni differenti e soprattutto rapide che diano un forte segnale di cambiamento (indispensabile per dare quella credibilità che è mancata negli anni passati), di attenzione alle condizioni di lavoro del personale e di stabilizzazione dell’Agenzia.

e.    Relazione con i soggetti della cooperazione allo sviluppo (capo VI della Legge). C’è stato un lungo primo periodo in cui il rapporto con i soggetti della CS è stato prevalentemente a senso unico: l’Agenzia dettava e spiegava regole e procedure, rendendosi disponibile ad incontri assembleari con limitate domande e risposte (a parte, ovviamente, le relazioni di lavoro con i singoli soggetti). C’è stata cioè un’eccessiva prudenza, motivata dal timore che confronto, approfondimento, concertazione con le rappresentanze di tali soggetti potessero rappresentare conflitto di interesse. Anche se il problema si è molto attenuato è importante menzionarlo per evidenziare che è invece proprio dal confronto, aperto, approfondito con i soggetti della CS che l’Agenzia può trarre beneficio. Hanno infatti fatto la storia della cooperazione italiana e molti sono punti di riferimento a livello internazionale.

f.      Valutazione delle proposte di progetto. Le commissioni valutatrici sono normalmente composte da funzionari interni con competenza nei propri settori di attività, con una partecipazione di esperti a contratto di collaborazione e una presenza Dgcs. Non è stato possibile finora servirsi di personale esterno specializzato in materia di valutazione. Si tratta di una modalità discutibile. Per valutare le proposte sarebbe necessario avvalersi di personale specializzato indipendente, selezionato con invito pubblico sulla base della competenza, esperienza e conoscenza richieste. Così come succede nella Commissione europea/Devco. Purtroppo, lo Statuto (art. 18,2,d) prevede che ai componenti della commissione valutatrice “non spetta alcun compenso, rimborso spese, gettone di presenza o emolumento comunque denominato”. E’ una norma dettata dal clima politico di ‘allarme’ prodotto dalla grave crisi finanziaria in quegli anni. Trattandosi di decreto ministeriale, tale disposizione può facilmente e rapidamente essere modificata.

g.    Il bando per le Osc non c’è stato nel 2019 mentre per Imprese ed Enti locali si è proceduto regolarmente. Si è trattato di un fatto grave. Le attività di CS non riguardano solo le Osc ma i molti partner della società civile e istituzionali nei paesi di intervento che contano sui progetti individuati. C’è ora da sperare che il prossimo bando Osc 2020 sia pubblicato con una disponibilità di fondi raddoppiata. Il Parlamento aveva ritenuto, fin dal primo decennio 2000, di suggerire stanziamenti per le Ong pari al 10% dei fondi gestiti allora annualmente dalla Dgcs. E così è stato per anni. Ora che la nuova legge riconosce un numero molto più ampio di soggetti non profit, occorrerebbe che l’Agenzia raddoppiasse tale percentuale: sarebbe un segnale importante, oltre che giusto e coerente.

h.    Soggetti profit. La legge ha riconosciuto l’importanza del loro ruolo e la loro soggettività nella CPS, che dovrà diventare sempre più attiva e propositiva. È necessario però definire chiaramente il significato e la qualità di questa riconosciuta soggettività. Altre istituzioni italiane stanno da tempo affrontando, da altre utili angolature, il tema della responsabilità (due diligence) delle imprese all’estero. Si tratta di CIDU al Maeci e PCN-Ocse al Mise. Soprattutto con il PCN (punto di contatto nazionale sulle Linee Guida Ocse per le imprese multinazionali, intese come operanti anche all’estero, indipendentemente dalla loro dimensione) sarebbe utile lavorare per definire specifiche linee guida per l’azione delle imprese nella CS. Già si è sviluppato negli anni un proficuo dialogo tra il PCN e rappresentanze della società civile: con il loro coinvolgimento, il lavoro di definizione delle linee guida per le imprese nella CS potrebbe essere facilitato. Anche le indicazioni dello specifico gruppo di lavoro del Cncs (”Ruolo del settore privato nella cooperazione allo sviluppo”) dovrebbero essere maggiormente tenute in considerazione.

i.      Regioni e Enti Locali. La L. 125 fa riferimento soprattutto alle Regioni e Province autonome per quanto riguarda i partenariati territoriali nell’ambito della CS (art. 9). La motivazione è stata la difficoltà potenziale di riferirsi a circa 8 mila comuni, confidando in un coordinamento a livello regionale. In realtà, le Regioni sembrano rimanere secondarie. La Conferenza delle Regioni ha denunciato l’8.5.2017 la “scarsa considerazione del ruolo delle istituzioni regionali”. Gli Enti Locali si sono comunque positivamente attivati e la loro azione deve continuare ad essere valorizzata. La dimensione “partenariati territoriali”, che nell’intenzione del legislatore rappresenta una preziosa innovazione non limitata a singoli interventi ma ad un cammino pluriennale congiunto e coinvolgente ampiamente le due realtà regionali/territoriali partner, andrebbe maggiormente approfondita e valorizzata, anche nelle priorità delle programmazioni Paese.

j.      Soggetti non profit (art. 26). Una revisione dei criteri di iscrizione nell’elenco andrebbe proposta, alla luce della valutazione dei primi anni. Se da un lato è stato opportuno facilitare l’iscrizione di Osc di recente costituzione, dall’altro sembra esagerato il criterio che ammette Osc con una sede operativa gestita unicamente da una persona a titolo volontario oppure con un bilancio di 120 mila euro nel triennio precedente, comprendente un’iniziativa di almeno 30 mila euro, come prevedono le linee guida. Il problema non sta tanto nell’iscrizione nell’elenco (che è richiesta spesso da Regioni ed Enti territoriali o da Pasi in cui si sta operando) ma nell’equiparazione di tutte le Osc iscritte: che abbiano 3 o 60 anni di vita, che abbiano o no esperienza e professionalità acquisita negli anni. Così, all’Osc che ha gestito nel triennio “un’iniziativa di almeno 30 mila euro” potrebbe essere approvato un progetto triennale superiore a un milione di euro. Una più severa valutazione del rischio sarebbe da introdurre per le nuove Osc iscritte, pensando anche a tetti di contribuzione annuale in relazione al bilancio dell’esercizio precedente dell’Osc.

k.    Necessità di sostegno. Le Ong/Osc, sia di grandi che di piccole dimensioni, hanno garantito la presenza italiana in molte regioni del mondo e hanno mantenuto vivo l’interesse per la CS in Italia. Un maggiore sostegno al loro rafforzamento potrebbe fortificare questa presenza e qualificarla. Occorrerebbe in particolare sostenere, con criteri da definire, Ong che abbiano dimostrano capacità di crescita: in qualità, quantità, capacità operative, governance trasparente, modelli di organizzazione, gestione e controllo, rapporti con organizzazioni multilaterali e presenze, anche propositivi, nelle sedi europee e internazionali. E’ utile quindi prevedere, come altri paesi Ocse fanno da tempo, finanziamenti a questo scopo, direttamente finalizzati o tramite l’ampliamento di quelli relativi ai “costi strutturali” dei progetti, data anche la sempre maggiore esigenza di severi modelli gestionali che garantiscano la trasparenza, organi di controllo, regole per la sicurezza ecc.

l.      Emergenze umanitarie. Come altre cooperazioni, sarebbe molto utile valutare e scegliere, con bando selettivo pubblico, Ong specializzate e capaci di interventi rapidi, nel giro di ore/giorni, a cui l’Agenzia possa rivolgersi per la realizzazione di interventi umanitari e di emergenza. I bandi in loco, talvolta mesi dopo la fine dell’emergenza, sono utilissimi e vanno mantenuti ma corrispondono a criteri di ricostruzione e non di aiuto immediato, quello più urgente. È anche il modo per dare attuazione alla previsione di legge (Art. 10: “Gli interventi internazionali di emergenza umanitaria sono deliberati dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ed attuati dall’Agenzia di cui all’articolo 17, anche avvalendosi dei soggetti di cui al capo VI, che abbiano specifica e comprovata esperienza in materia”.

m.  Organizzazioni delle comunità di immigrati (Oci). L’Agenzia ha svolto un ruolo positivo ed efficace a sostegno di queste organizzazioni, con un programma diffuso sul territorio italiano, finalizzato ad individuarle e formarle, puntando a strutturarne la rappresentanza, le conoscenze e le competenze, con l’obiettivo di farle diventare uno stabile interlocutore della Cooperazione Italiana. Pur essendo realizzato con autorevoli esponenti delle Oci, è stato inevitabile che in questa prima fase il progetto fosse sostanzialmente eterodiretto, con l’ausilio di più soggetti. E’ auspicabile che tale programma possa continuare per almeno un altro biennio. I risultati ottenuti, pur positivi, sono solo una prima parte del percorso e, se non consolidati, rischiano di perdersi. Alle Oci deve però essere data la possibilità (studiando forme di comparazione pubblica appropriate) di assumerne la responsabilità, in modo che possano definire le loro scelte e priorità, la loro visione, i loro obiettivi, la loro progettualità in relazione allo sviluppo delle comunità dei paesi di origine e ad altri soggetti della cooperazione, come la legge 125 (art. 26, 2, d) ha stabilito: “le organizzazioni e le associazioni delle comunità di immigrati che mantengano con le comunità dei paesi di origine rapporti di cooperazione e sostegno allo sviluppo o che collaborino con soggetti provvisti dei requisiti di cui al presente articolo e attivi nei Paesi coinvolti”. Favorendo il cammino di partenariato e complementarietà con altre organizzazioni non profit capaci di interazione con le Oci, per una crescita e un arricchimento reciproco.

 

IV  –   CDP, CASSA DEPOSITI E PRESTITI

a)       Alcune modifiche di legge sono già state approvate. Altre dovranno seguire per poter garantire gli strumenti necessari al buon funzionamento dell’Istituzione finanziaria per lo sviluppo voluta (ma solo abbozzata) dalla legge 125. Cdp ha già presentato alcune proposte durante l’audizione alla III Commissione della Camera il 6 novembre 2019. Andrebbero valutate e approfondite quanto prima con la Dgcs e l’Aics per la loro assunzione. Eccole:

1.    Definire la normativa attuativa per l’attivazione degli strumenti di garanzia previsti dalla normativa primaria

2.    Destinare parte delle risorse pubbliche al blending (es. meccanismi di abbattimento del tasso di interesse a favore dei paesi target) ampliando il novero dei potenziali beneficiari attraverso interventi mirati in settori e aree strategiche

3.    Valorizzare il ruolo di advisor finanziario assegnato a CDP dalla legge al fine di assicurare il più efficace raggiungimento degli obiettivi di policy delineati

4.    Attivare le misure previste per destinare risorse pubbliche al sostegno del settore privato (es. Fondo rotativo ex art. 27 L. 125/2014) anche consentendo l’attivazione di risorse CDP

5.    Incrementare l’utilizzo di forme di partenariato pubblico-privato attraverso la creazione di strumenti di blending che possano attivare risorse pubbliche (nazionali ed europee) e private (tra cui le risorse di CDP e di altri stakeholder privati, profit e non profit) per investimenti sostenibili

6.    Costituzione dell’Italian Development Fund a favore dello sviluppo sostenibile del settore privato, con focus geografico e per tipologie di beneficiari (es. PMI, start up, imprenditoria femminile e giovanile) per valorizzare l’integrazione delle risorse CDP con risorse pubbliche e di altri donor. E’ presentato come “progetto pilota”, data la sua rilevanza innovativa per l’APS.

b)      Sul piano politico-operativo sarebbero da istituzionalizzare riunioni regolari tra Dgcs, Agenzia e Cdp per far emergere la possibilità di sempre maggiori sinergie e per definire la programmazione per i paesi (prioritari e altri di interesse per la CS) in cui Cdp potrebbe svolgere in modo coordinato e più efficace il proprio ruolo di Istituzione finanziaria per lo sviluppo. Dall’impegno di risorse di Cdp e da operazioni di blending potrebbe derivare anche un significativo aumento dell’APS complessivo.

 

V  –   CICS

Il Comitato Interministeriale non ha funzionato, né sembra poter funzionare nella composizione fissata dalla Legge 125 (Ministri/Sottosegretari). E’ bene pensare ad una sua ridefinizione legislativa. Il livello dei Direttori Generali competenti in materia, per ciascun ministero coinvolto, potrebbe forse essere quello più indicato ed efficace per le funzioni attribuite al Cics dalla legge. Per il documento di indirizzo e di programmazione i ministeri che attualmente lo compongono dovrebbero essere coinvolti (a livello di Dg) nella fase della sua predisposizione, proponendo priorità e azioni, assicurando la massima coerenza delle politiche, con l’approvazione interministeriale formale prima dell’inizio del nuovo triennio/anno. Le Commissioni parlamentari continuano ad essere chiamate a dare il proprio parere, come previsto dalla legge.

 

VI  –   CNCS

Il Consiglio Nazionale ha costituito quattro Gruppi di lavoro:

1)    ”Seguiti dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile: coerenza delle politiche, efficacia e valutazione”

2)    ”Strategie e linee di indirizzo della cooperazione italiana allo sviluppo”

3)     ”Ruolo del settore privato nella cooperazione allo sviluppo”

4)    ”Migrazioni e Sviluppo”

Sono stati prodotti documenti con alcune significative indicazioni ma non è stato identificato il canale per renderle patrimonio comune del Consiglio Nazionale, che è stato convocato troppo poco.

Il Cncs è stato inoltre coinvolto in alcuni Tavoli di lavoro su:

(Dgcs) 1. Strategia per l’educazione alla cittadinanza globale, 2. Valutazione dell’impatto, 3. Efficacia della cooperazione allo sviluppo;

(Aics) a. Revisione della linee guida Minori, b. Procedure generali per i bandi finanziati dall’Aics,

La composizione del Cncs andrebbe radicalmente rivista, limitandola ai soli soggetti non ministeriali (i ministeriali sono già coinvolti in altri momenti istituzionali e comunque partecipano raramente al Cncs) coniugando criteri di inclusività e di reale effettività; andrebbero inoltre ripensati i gruppi di lavoro, la loro finalità, il loro peso nelle politiche di cooperazione, insieme al sostegno propositivo della Dgcs.

 

VII  –   IAO

L’Istituto Agronomico per l’Oltremare di Firenze è divenuto una struttura di livello dirigenziale non generale dell’Aics. Sembra che rappresenti in realtà una palla al piede per l’Agenzia. Sarà probabilmente necessario ripensare la sua destinazione trovando soluzioni alternative che siano di reale interesse per l’Aics, oppure decidere la sua soppressione assicurando le garanzie di legge e contrattuali al personale.

Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.