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ONG
16 Apr 2021

NON SI SPRECHI QUESTA OCCASIONE. LA STORIA E LA SOCIETÀ CI GIUDICHERANNO

Molta parte del terzo settore italiano ha saputo reagire con impegno e iniziative innovative alle difficoltà causate dalla pandemia. Ha risposto a bisogni sociali, di salute e talvolta di sopravvivenza lì dove l’azione pubblica era insufficiente o inesistente. Il mondo della solidarietà, inserito nei territori e a diretto contatto con i bisogni delle persone, in particolare dei più deboli, ha saputo dare risposte efficaci, apprezzate e riconosciute. Senza però ancora quel riconoscimento istituzionale della sussidiarietà come principio fondativo dell’ordine sociale; senza però ancora il superamento della deleteria tendenza a mantenere il Terzo Settore in posizione ancillare rispetto alle pubbliche amministrazioni, spesso non in grado di conoscere le realtà sociali e i loro bisogni quanto le organizzazioni in esse immerse; senza però ancora il loro coinvolgimento nei momenti deliberativi.

L’estenuante riforma legislativa del Terzo Settore, che a cinque anni dalla legge delega rimane tuttora incompiuta, sta comunque facendo maturare buoni frutti: sia nell’accertamento e rafforzamento dei vari ETS, sia nel riconoscimento del valore e della rappresentatività delle reti associative nazionali e regionali alle quali è anche richiesta una partecipazione alla programmazione e progettazione delle istituzioni pubbliche. Un passo avanti, quest’ultimo, che va comunque conquistato perché non sia vissuto come una concessione o un adempimento puramente formale.

Se ce ne fosse ancora stato bisogno, la pandemia ci ha insegnato che “siamo tutti sulla stessa barca” e che ci è richiesto di remare insieme e il più possibile congiuntamente. Per le organizzazioni della società civile impegnate nella cooperazione e solidarietà internazionale la costituzione di una rete associativa nazionale è una preziosa e ineludibile occasione per rafforzare il cammino di maggiore aggregazione e autorevole rappresentatività, richiesto ancor più ora nella difficile situazione del nostro paese e delle comunità nei tanti paesi partner. Un cammino unificante che, valorizzando la variegata ricchezza delle specificità e identità associative esistenti, può decisamente contribuire a rafforzarne il significato, il messaggio, la capacità di proposta e di risposta e il peso rappresentativo nel dialogo con le istituzioni.

È impressionante osservare il ripetersi nel tempo del comune desiderio di maggiore unitarietà per essere più forti nel rappresentare i valori, le priorità, il vissuto e le istanze della cooperazione internazionale… Ed è altrettanto impressionante la ripetuta incapacità di attuare questa comune aspirazione ad unire le forze, senza sprecarle in dispersivi rivoli di divisione.

Tra le nuove reti associative degli Enti del Terzo Settore che nasceranno dalla riforma legislativa non potrà non esserci quella rappresentativa e inclusiva di tutto il mondo non profit della cooperazione e solidarietà internazionale. Non si sprechi questa occasione. La storia ci giudicherà. Come ci giudicherà la società che ci circonda, che non capisce e non sopporta sterili divisioni e fasulle mire egemoniche, nel mondo della solidarietà. Il momento è ora e le prossime settimane saranno decisive per definire quel percorso comune che possa dare maggiore significato, autorevolezza, forza alla soggettività degli enti e delle associazioni della società civile impegnate nella cooperazione, solidarietà, cultura internazionale per lo sviluppo che sia umano, condiviso, sostenibile.

Per VITA

Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Tra gli anni '60 e '70 formatore in Tchad. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.