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13 Giu 2021

VACCINI ANTI COVID-19. DAL G7 MIOPIA E ORIZZONTI LIMITATI.

Al di là delle apparenze, la decisone sui vaccini del G20 in Cornovaglia è grave. Grave perché viene da chi vuole avere la leadership mondiale. Un miliardo di dosi per vaccinare le popolazioni nei paesi a basso reddito. Bene, certo. Ma poi?

Non si considera forse disdicevole che un padre o una madre aiutino un solo figlio quando anche gli altri tre hanno lo stesso bisogno? Che un sindaco di fronte a cento indigenti provveda ad assisterne solo dieci? Che un governo si limiti a programmare vaccinazioni anti-Covid solo per un quinto della sua popolazione? Da qualsiasi parte le si vedano, si tratta di scelte disdicevoli e condannabili. Gravi se adottate in ambito G7.

Un miliardo di dosi entro il 2022 (!) potrebbero significare 500mila vaccini a doppia dose. Provenendo dai paesi che intendono avere la leadership del mondo, sono veramente poche di fronte alle circa 10 miliardi di dosi necessarie.

E’ irresponsabile che non sia stato almeno delineato un piano 2021-2022 più ampio: con programmazioni di ulteriori forniture, con inviti agli altri paesi OCSE ed alle imprese produttrici, con precisi e scadenzati impegni al fine di assicurare le dosi necessarie a debellare la pandemia in ogni continente. Irresponsabile e politicamente incoerente. Sono errori che si pagano.

Un piano più ampio, senza escludere una seria presa in considerazione dell’attuazione degli accordi TRIPS (Agreement on Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights) del WTO, Organizzazione mondiale del commercio, che prevedono che di fronte a situazioni di particolare gravità possa essere adottata una temporanea deroga ai diritti di proprietà intellettuale. Forse 120 milioni di contagi nel mondo, 2,5 milioni di morti, la diffusione di nuove minacciose varianti del Covid-19 non rappresentano una situazione molto grave? I presidenti Biden e Draghi si sono già espressi a favore della temporanea sospensione dei brevetti, fino al raggiungimento dell’immunità globale. Il Consiglio Generale del WTO si dovrà esprimere nuovamente: per il G20 e per l’UE – con l’ancora troppo titubante presidente della Commissione Ursula von der Leyen – è l’occasione per riparare alla miope visione politica mostrata in Cornovaglia, unendosi alla richiesta di India e Sudafrica sostenuta dai paesi in sviluppo.

“Se è vero che la protezione della proprietà intellettuale può favorire l’ampliamento della ricerca, l’assunzione del rischio e gli appropriati investimenti, è altrettanto vero che, per il vaccino anti-Covid, le aziende farmaceutiche produttrici hanno già potuto beneficiare di ingenti finanziamenti pubblici per la ricerca e copertura del rischio e che l’attuale commercializzazione dei prodotti sta loro producendo ricavi da capogiro”. Così scriveva a Mario Draghi il presidente di LINK 2007 Roberto Ridolfi il 22 febbraio scorso, ricordando le parole pronunciate dal presidente del Consiglio: “La salute deve essere intesa come un bene pubblico globale e per questo l’Italia chiede che l’accesso equo, universale e di massa ai vaccini sia un imperativo non negoziabile”.

Ora coerenza e visione politica.

Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Tra gli anni '60 e '70 formatore in Tchad. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.