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ONG
02 Feb 2000

LE ONG ITALIANE DI COOPERAZIONE E SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE NEL 2000

Documento del “Forum Solint” presentato alle Ong Italiane per il seminario del 2 Febbraio 2000: “Per una rinnovata organizzazione unitaria, rappresentativa delle Ong italiane di cooperazione e solidarietà internazionale”.  

Le Ong italiane sono nate, come espressione della società civile, negli anni Sessanta. A fianco dei missionari o a sostegno dei movimenti di liberazione coloniale, hanno di fatto, in quegli anni, rappresentato l’unica forma di cooperazione diffusa dell’Italia con i Paesi del Terzo Mondo. Sono poi cresciute, si sono moltiplicate e si sono specializzate al fine di garantire i migliori risultati nella loro azione. Esse operano con propri volontari e operatori tecnici nelle situazioni di maggiore bisogno in Africa, America Latina, Asia ed Europa orientale. La loro azione si basa su valori alti, condivisi e vissuti, quali la solidarietà, la giustizia, la pace, la fratellanza, il rispetto delle diversità e il riconoscimento dei valori e delle culture altrui, l’uguaglianza tra i popoli e le pari opportunità tra le persone, ecc. A tali valori si affianca la professionalità, cresciuta e rafforzata negli anni, in termini di organizzazione, di capacità di risposta ai bisogni, di formazione, di specializzazioni settoriali, di conoscenza dei paesi di intervento e delle relative popolazioni, di coordinamento con le organizzazioni internazionali. La lotta alla povertà e l’attenzione ai più indigenti e ai bisogni primari sono le priorità che le ispirano Nelle situazioni di crisi umanitarie, nelle emergenze dovute a catastrofi naturali, nella ricostruzione e nel rafforzamento dei processi di pacificazione, nell’avvio e consolidamento dei processi di sviluppo, le Ong italiane hanno saputo meritare l’apprezzamento da parte delle popolazioni e dei Governi locali, delle Agenzie delle Nazioni Unite, della Commissione europea e del Governo italiano.

PARTE PRIMA

  1. Una storia comune lega le Ong italiane di cooperazione allo sviluppo.

Storia di 30 anni, che ha prodotto idee, esperienze, progetti, volontari, professionalità, studi, proposte, formazione, metodologie, organizzazione, specializzazione, scelte e lotte politiche, conoscenza sempre più approfondita e rapporti vivi con il Sud del mondo, presenza nella società, confronto con le Istituzioni sia a livello locale che nazionale, europeo e internazionale…

Un cammino segnato da successi e da errori, da capacità di azione comune e da momenti di divisione, ma sempre espressione di valori alti, quali la giustizia e la solidarietà come elementi fondamentali dei rapporti umani, anche in ambito politico e economico, la fratellanza e l’uguaglianza tra i popoli e la pari opportunità tra le persone, il rispetto dei diritti umani personali e sociali, il diritto di ogni comunità al proprio sviluppo e alla propria crescita, il rispetto delle culture e il riconoscimento dei valori in esse contenuti, il rafforzamento delle capacità dei nostri partners…

Osservando con attenzione il cammino delle Ong italiane, si può senza alcun dubbio affermare che sono più gli elementi che le hanno unite di quelli che le hanno divise.

  1. E’ necessario rendere più esplicito questo legame.

Nuove esigenze, evidenti all’interno del mondo Ong, o provocate dall’esterno, richiedono risposte decise, coraggiose, non più procrastinabili.

2.1. La complessità dei problemi dello sviluppo e delle relazioni internazionali, la crescita di una globalizzazione generatrice di ulteriori squilibri, la tendenza all’esclusione di intere regioni e interi popoli, il moltiplicarsi di situazioni di emergenza dovute a crisi politiche strumentali o non adeguatamente gestite, l’insuccesso della cooperazione dei decenni passati, l’affacciarsi di nuovi svariati soggetti e di nuove forme di cooperazione e solidarietà internazionale, l’affievolimento dell’interesse politico e la minore disponibilità di risorse finanziarie pubbliche, l’esigenza di maggiore confronto con le Istituzioni finanziatrici, sono solo alcuni degli argomenti che esigono un ripensamento e una proposta forte e collettiva delle Ong italiane. Esigono infatti lavoro collettivo, riaffermazione dei valori, studi e ricerche, competenza e professionalità, idee e proposte, confronto internazionale, progettualità politica e operativa, iniziative e servizi comuni, stretta collaborazione e forte coordinamento.

2.2. Molti altri soggetti espressione della società civile e, ancor maggiormente, le Istituzioni pubbliche a livello nazionale e internazionale hanno più volte espresso la volontà di interloquire con un’unica realtà fortemente rappresentativa del mondo delle Ong di cooperazione allo sviluppo e di solidarietà internazionale (Ongs).

2.3. Lo stesso peso politico delle Ongs ne risulterebbe estremamente rafforzato:

– di fronte al Governo, al Parlamento, alle amministrazioni locali, ai partiti politici, ai mezzi di comunicazione, alle altre organizzazioni, associazioni e movimenti della società italiana, alla stessa Unione Europea nelle sue diverse articolazioni, alle Organizzazioni internazionali;

– per quanto riguarda i temi e le scelte della politica estera e della cooperazione allo sviluppo, la concezione stessa dello sviluppo, del rapporto con il Sud del mondo, della globalizzazione, la prevenzione e la gestione delle crisi internazionali, gli aiuti per l’emergenza e la ricostruzione, l’immigrazione, l’impegno e l’impiego delle risorse finanziarie pubbliche, ecc.

2.4. Si tratta di una necessità non più eludibile, nell’interesse vitale delle Ongs innanzi tutto, e nell’interesse della società italiana al cui cambiamento esse possono dare un contributo di valori e di esperienze ineguagliabile.

La storia continua a dimostrare che nelle organizzazioni, specie quelle impegnate nel sociale, le divisioni riducono il peso politico, fino quasi ad annullarlo, mentre l’unione lo rafforza, talvolta anche indipendentemente dal reale merito.

  1. Omogeneità politica non significa appiattimento.

3.1. E’ vitale per le Ongs italiane divenire un soggetto politico forte che possa esprimersi e farsi valere, a livello nazionale, europeo e internazionale, attraverso uno strumento di politica e di azione comune. Soggetto politico che deve essere omogeneo per le tematiche che affronta, per la comune identità e per la comune storia vissuta, ma al tempo stesso variegato e ricco al suo interno per la molteplicità dei valori e delle esperienze di cooperazione che comunica.

3.2. Le aggregazioni di Ongs per affinità ideale o politica, o per comunanza di esperienza, o per consolidati rapporti di fiducia e di collaborazione vanno quindi viste positivamente, incoraggiate e sostenute, specie quelle basate esplicitamente e più particolarmente sull’uno o l’altro dei valori che intendiamo esprimere quali la solidarietà, il volontariato, la partnership e la crescita reciproca, la giustizia nei rapporti internazionali, i diritti dei popoli, le pari opportunità ecc. e sull’una o sull’altra delle diverse forme di cooperazione, che hanno rappresentato e continuano a rappresentare il nostro patrimonio maturato in anni di esperienza. Patrimonio che solo le Ongs hanno acquisito e che devono sapere valorizzare a beneficio di tutti.

3.3. A una condizione però: che siano aggregazioni “per“. Per dare un apporto positivo di valori vissuti, di professionalità, di capacità di risposta, di idee, di proposta politica, di rappresentatività ecc. Non dovrà assolutamente trattarsi, né esplicitamente né implicitamente, di aggregazioni “contro“. Per esempio contro altre aggregazioni, in una conflittualità sterile e inutile, come si è talvolta verificato anche nel nostro mondo Ongs in questi ultimi anni.

3.4. Occorre partire da una comune accettazione che tutte le realtà non governative di cooperazione e di solidarietà internazionale hanno diritto, se realmente tali, al riconoscimento del loro spazio, con la propria specificità di valori, di esperienze e di proposte, anche quando può apparire parziale e limitata rispetto ad altre.

3.5. E’ da considerarsi inoltre altamente positivo che ogni aggregazione abbia – secondo le proprie scelte e i propri criteri interni – una rappresentatività forte che esprima e proponga all’esterno i valori, le idee, i programmi, le metodologie, le esperienze che costituiscono la ragione d’essere e la vita dell’aggregazione. Non deve trattarsi ovviamente di mera rappresentatività di numeri, ma di contenuti, idee, valori, esperienze, proposte. Una proposta, cioè, di cooperazione e solidarietà internazionale.

3.6. Il passaggio da una rappresentatività basata su numeri ad una rappresentatività radicata su veri e forti contenuti aggregativi non è un passo semplice né facile. Potrebbe anche sembrare sotto certi aspetti, fatte salve alcune valide esperienze, un po’ lontano dalla tradizione delle Ongs negli ultimi quindici anni. Ma il mondo Ongs, se vuole essere proposta, se vuole cioè continuare ad avere un senso nella società di oggi che vede innumerevoli nuovi soggetti carichi di proposte (spesso solamente presunte, ma comunque considerate e ascoltate grazie ad un’attenta comunicazione mediatica), ha bisogno di questa scelta coraggiosa e vincente.

3.7. E’ questa inoltre la via per trovare radicamento nella società, per trovare seguito, per comunicare e per ricevere forza. Solo allora i numeri potranno anch’essi assumere importante significato.

  1. Rappresentanza e nuovo soggetto politico aggregativo.

4.1. Ciò premesso, un’alta e forte rappresentanza politica, con lo spazio di “potere” politico da conquistare e da fare valere davanti alle Istituzioni nazionali, europee ed internazionali e agli altri soggetti politici e sociali, deve essere assolutamente costituita. Per essere “alta e forte” deve però riferirsi a tutto il mondo delle Ongs. Tutto: con la ricchezza delle molteplici proposte e delle molteplici relative aggregazioni.

4.2. Una rappresentanza politica che non avesse questo profilo alto e fortemente unitario, sarebbe una rappresentanza debole, frantumata, come è stata finora anche nell’esperienza di unica associazione delle Ongs italiane.

4.3. In altri Paesi europei le Ongs sono riuscite, specie in questi ultimi anni, a darsi strumenti comuni di coordinamento e rappresentanza politica. La Spagna con la Coordinadora, la Germania con Venro, tanto per citare due esperienze significative. Negli Stati Uniti InterAction rappresenta fortemente la voce di quelle Ongs. A livello europeo, all’interno del Clong, un’aggregazione come quella di Voice ha assunto in pochi anni una rilevante importanza strategica. Occorre che anche in Italia le Ongs trovino il modo di esprimere più efficacemente e autorevolmente un’unica voce (pur mantenendo e valorizzando – ribadiamolo, perché è la nostra ricchezza – la varietà e molteplicità delle proposte e dei valori).

4.4. Nel 1997, proprio per cercare di dare risposta a queste esigenze, le Ongs italiane si sono dotate di una realtà associativa unica, l’Associazione delle Ongs. A tre anni di distanza sono a tutti evidenti i limiti di tale esperienza. Si tratta infatti di un’associazione con alcune pesanti anomalie:

– con limitate possibilità di vita democratica e di partecipazione,

– con una Rappresentanza (si tratta di fatto della “presidenza” dell’Associazione!) di ben cinque persone più una sesta, quasi indipendente, per le questioni europee,

– con responsabilità e mandati mai precisamente definiti,

– con delle piattaforme di lavoro tematiche disgiunte dal lavoro, dalle preoccupazioni e dalle priorità della Rappresentanza,

– senza organi collegiali di supporto politico e di controllo, espressione della stessa assemblea.

Si è voluto l’associazione più come forma che non come sostanza, subordinata a troppi vincoli esterni che ne hanno impedito il reale e pieno sviluppo. Le stesse aggregazioni non sono riuscite a comunicare all’interno dell’associazione i propri specifici valori ma hanno piuttosto espresso quantità numeriche, limitandosi quindi spesso al piccolo “potere” di ricatto e di veto, ai reciproci condizionamenti, alle combine ben poco democratiche e lontane dai nostri valori.

  1. Per un’Associazione rinnovata, forte, unitaria, rappresentativa.

La realtà delle Ongs italiane ha bisogno di una realtà associativa più forte, più unitaria, più partecipata e più rappresentativa di quanto lo sia stata finora, che esprima una soggettività politica tale da potere dare risposte adeguate a esigenze quali:

  1. aggregare il mondo delle Ong di cooperazione e solidarietà internazionale che operano nell’ambito della cooperazione italiana, dell’Unione Europea o delle Nazioni Unite;
  2. contribuire all’elaborazione delle politiche di cooperazione nazionali e comunitarie e alla verifica che gli aiuti allo sviluppo siano efficaci e di qualità;
  3. vegliare quindi che la cooperazione allo sviluppo, in particolare quella dell’Italia e dell’Unione Europea, da un lato risponda agli obiettivi della solidarietà internazionale e della giustizia, della lotta contro la povertà e l’emarginazione dei popoli, dello sviluppo umano e sostenibile, delle pari opportunità, della costruzione della pace, e dall’altro riceva da parte delle Istituzioni nazionali, europee e mondiali l’attenzione dovuta e le risorse adeguate ai bisogni;
  4. promuovere una maggiore convergenza delle strategie della cooperazione allo sviluppo tra Ongs e tra queste e il Governo italiano, la Commissione Europea ed il sistema delle Nazioni Unite;
  5. rafforzare i legami tra l’aiuto d’emergenza, l’aiuto alla riabilitazione e l’aiuto allo sviluppo strutturale e tra gli attori di questi diversi momenti della solidarietà internazionale;
  6. raccogliere nel mondo delle Ongs ed esprimere idee, esperienze, proposte. In particolare raccogliere le specifiche proposte delle diverse aggregazioni, valutarle e, ogniqualvolta sia utile e opportuno, farle proprie e farle valere;
  7. promuovere la circolazione di informazioni ed il dialogo tra Ongs;
  8. sostenere il lavoro delle Ong associate e incoraggiare forme appropriate di aggregazione oltre alla collaborazione per le iniziative sul territorio a livello nazionale o locale e per le attività nei paesi di intervento;
  9. organizzare azioni di convincimento e se necessario apposite lobbies e pressioni politiche su tutte le scelte importanti (si pensi al dibattito sulla riforma della cooperazione, sulle priorità italiane e europee, sulle risorse, sulla politica estera – economica, finanziaria, di difesa – verso i paesi extra-UE);
  10. l) acquisire la dovuta autorevolezza per dare, attraverso l’accoglienza nella nuova realtà aggregativa, il “marchio di garanzia” alle Ong di cooperazione e solidarietà internazionale, individuando requisiti irrinunciabili e idonei criteri a garanzia dei cittadini che sempre più spesso si interrogano sul valore e sulla trasparenza delle varie sigle e delle varie proposte che circolano.
  1. Una nuova realtà associativa unitaria

6.1. E’ necessario quindi un rinnovato convincimento e una rinnovata volontà da parte di tutte le Ong di cooperazione e solidarietà internazionale, tali da esprimere la decisione di delegare parte della propria soggettività politica a questa nuova realtà unitaria (senza nulla perdere per quanto riguarda la soggettività operativa e politica specifica di ciascuna Ong).

6.2. Tale rinnovato soggetto politico associativo e rappresentativo potrà reggere e funzionare, a nostro parere, solo con:

  • un’autosufficienza finanziaria che deve derivare innanzitutto dalle Ongs che vi aderiscono;
  • una rappresentanza espressa, al massimo livello, da un’unica figura politica (presidente), democraticamente eletta e dotata dei necessari poteri di rappresentatività e di governo;
  • una precisa definizione degli altri indispensabili organi statutari con responsabilità politica e operativa (consiglio direttivo, comitato esecutivo o segreteria, delegato al Clong-UE, eventuale vice-presidente, coordinatore o direttore);
  • una condivisa opzione a privilegiare, per le varie funzioni, la qualità e il valore delle persone rispetto alla loro appartenenza di parte, e a lavorare per l’insieme dell’associazione e per il bene comune;
  • un’adeguata valorizzazione delle aggregazioni (coordinamenti, federazioni, consorzi e altre forme) e della diversa consistenza delle Ongs, anche in termini di voto assembleare;
  • una struttura operativa adeguata all’importanza e alla dimensione dell’impegno.

Sono proposte da valutare e approfondire con attenzione, che possono essere corrette o completate partendo dalla stessa esperienza associativa e federativa delle Ongs e di alcune tra le più vive realtà associative e federative del Terzo Settore.

  1. Considerazione finale

Si tratta di un salto di qualità, per il quale occorre una buona dose di coraggio collettivo e forse anche qualche significativa rinuncia. Uscendo dall’oggi e dagli orizzonti alquanto limitati di questi anni passati e nel tentativo di guardare a più lunga scadenza e in una dimensione internazionale, ci sembra che una simile scelta sia ormai indilazionabile. Il 2000, anche simbolicamente, potrebbe essere l’anno giusto. Forse l’ultima occasione.

PARTE SECONDA

  1. Principali problemi da affrontare

La profonda crisi di identità e di rappresentatività che sta attraversando il mondo delle Ongs come soggetto collettivo può essere superata solo con il contributo di tutti. E’ importante quindi che nel periodo che precede l’assemblea vi possa essere un serio, sincero e approfondito dibattito che sappia valorizzare e tradurre in linee politiche e operative tutto quanto di positivo e di propositivo potrà emergere e sappia superare quegli interessi di parte che possono offuscare o essere in contrasto con l’interesse collettivo.

Per potere realizzare il necessario cambiamento delineato nella prima parte, debbono essere assunte decisioni non facili, comunque inevitabili, la cui rilevanza va quindi valutata attentamente per poter essere accettate da tutti con la necessaria convinzione e determinazione.

Tra i principali nodi da sciogliere, occorre tenere presenti:

  1. lo statuto e la forma dell’associazione
  2. le risorse finanziarie
  3. il voto
  4. gli organi statutari di rappresentanza e direzione politica
  5. il delegato europeo e gli esperti
  6. le piattaforme tematiche
  7. la struttura organizzativa
  8. i servizi

Quanto segue intende evidenziare, al fine di un’attenta discussione e valutazione, alcune possibili soluzioni, in coerenza con quanto espresso nella prima parte.

  1. Statuto e forma dell’associazione

Lo statuto attuale va riscritto, in conformità alle decisioni che saranno prese.

E’ conveniente che venga registrato con atto notarile, al fine di dare soggettività formale all’associazione (necessaria in caso di iniziative a carattere amministrativo, quali l’accesso a fondi o servizi pubblici nazionali e internazionali, ecc).

La forma associativa rimane quella attuale: “associazione di Ongs e di federazioni di Ongs”. Occorrerà ridefinire e riprecisare, anche sulla base dell’evoluzione di quest’ultimo decennio, l’identità e la specificità delle Ongs – certamente molto più ampia e diversificata rispetto al passato – nel più vasto contenitore delle Onlus.

Anche se prematura, dovrà iniziare ad essere presa in considerazione l’ipotesi di un prossimo rafforzamento delle forme federative (o analoghe) tra Ongs. Sono sempre più pressantemente richieste dalle istituzioni pubbliche nazionali e internazionali; sono (devono esserlo, se vogliono avere un senso) l’espressione dei valori, delle specificità e delle esperienze del mondo Ongs -vecchio e nuovo – e ne evidenziano la molteplicità e l’ampiezza; possono inoltre meglio tutelare la soggettività di quelle Ongs valide ma a piccola dimensione. Se questa può essere una delle possibili evoluzioni del mondo Ongs, occorre fin d’ora tenere presente la possibilità futura della forma associativa di “confederazione di federazioni e altre forme aggregative”.

  1. Le risorse finanziarie

Devono provenire innanzitutto dalle Ongs associate, in misura adeguata alle esigenze di funzionamento dell’associazione. Altri finanziamenti potranno e dovranno essere trovati presso istituzioni pubbliche e private a livello nazionale e internazionale. Nonostante le difficoltà (talvolta più formali che sostanziali), occorrerà trovare adeguato sostegno da parte del Ministero degli Esteri o della Presidenza del Consiglio, analogamente a quanto avviene alla Commissione Europea per il Clong e per Voice.

Rimane comunque l’imprescindibile necessità che le Ongs associate partecipino, nel modo adeguato, alla copertura dei costi dell’associazione, dal personale alle attività e alle strutture.

Essendo complessivamente rilevante, la contribuzione dovrebbe seguire criteri di proporzionalità rispetto al bilancio delle singole Ong. Si potrebbe anche prevedere un sistema di quote di adesione, con un minimo ed un massimo. Per quanto riguarda il minimo, si dovrà tenere conto che alcune Ong, valide ma con bilanci molto limitati, difficilmente potranno superare la contribuzione attualmente esistente: dovrà quindi essere introdotto il criterio della solidarietà (le più forti aiutano le più deboli). Per quanto riguarda il massimo, oltre alle quote proporzionali al proprio bilancio, si potrebbe prevedere la possibilità di acquisto di quote aggiuntive, con un limite massimo stabilito dall’assemblea al fine di limitarne la concentrazione.

Quanto sopra presuppone che possano essere prese in considerazione forme differenziate di “peso” del voto.

  1. Il voto

La differenziazione delle quote di adesione (quote proporzionali al bilancio e quote aggiuntive) porta a giustificare la possibile introduzione di forme differenziate di “peso” del voto, che potrebbe essere tendenzialmente proporzionale all’entità delle quote. Tale introduzione non dovrebbe comunque stravolgere la composizione dell’assemblea e la necessità della massima presenza e partecipazione da parte di tutti.

La differenziazione del “peso” del voto potrebbe riguardare anche le federazioni e gli altri raggruppamenti, in modo da riconoscerne la rilevanza strategica e favorirne l’iniziativa e la partecipazione attiva all’interno dell’associazione.

  1. Gli organi statutari di rappresentanza e direzione politica

Va innanzitutto ribadito quanto già espresso precedentemente: che occorre una condivisa opzione a privilegiare la qualità, il valore e le capacità delle persone rispetto alla loro appartenenza di parte e a lavorare per l’insieme dell’associazione e per il bene comune.

Sarà indispensabile, al massimo livello, un’unica figura politica, democraticamente eletta (dall’assemblea o dal consiglio direttivo), dotata dei necessari poteri di rappresentatività e di governo, che rappresenti l’associazione verso l’esterno e ne assuma la responsabilità e la guida politica all’interno. Il problema del nome può sembrare secondario; di fatto può invece contribuire ad una maggiore chiarezza sul senso e il valore dell’associazione. Presidente, Portaparola, Responsabile, Chairman o altro: deve essere però chiaro a tutti, senza ambiguità, che la relativa funzione è nella realtà quella di presidente dell’associazione.

Per un miglior funzionamento, una più attiva partecipazione, un supporto e una verifica politica costanti, saranno indispensabili organi intermedi tra l’assemblea (che si riunisce e si esprime una volta all’anno) e il presidente. L’ipotesi più completa e più rispondente ai bisogni potrebbe essere la seguente:

  • un consiglio direttivo, composto da un congruo numero di rappresentanti di Ong socie, eletti dall’assemblea, con compiti di direzione e verifica politica, che si riunisce ogni trimestre o quadrimestre;
  • un comitato esecutivo o una segreteria che affianchi il presidente per portare avanti quanto stabilito dall’assemblea e dal direttivo, composto da poche persone (tra cui il delegato UE) elette dall’assemblea o dal direttivo, che si riunisce almeno mensilmente e ogniqualvolta necessario;
  • un vicepresidente (o vice portaparola), eletto dall’assemblea o dal direttivo all’interno dei membri del comitato esecutivo;
  • un coordinatore o direttore, nominato dal presidente in accordo con il comitato esecutivo, con il compito di coordinare e dirigere le attività e i servizi dell’associazione nei modi e nelle forme decisi dal presidente e dal comitato esecutivo; dovrà trattarsi, ovviamente, di una figura a tempo pieno.
  1. Il delegato europeo e gli esperti

Sul delegato europeo non vi è molto da aggiungere, in quanto è una figura già consolidata nell’associazione e già inserita nel gruppo dirigente (attuale Rappresentanza). Il nodo sta invece negli altri membri della delegazione, gli esperti.

La novità da introdurre, al fine della massima coerenza ed efficacia, dovrebbe essere quella di legare, in un unico corpo, delegato e delegazione di esperti.

Quest’ultima deve essere coordinata dal delegato e a lui deve rispondere. Solo così possiamo costruire una forte, univoca e definita politica e azione a livello europeo.

Dovrebbe essere quindi il delegato che, dopo attenta verifica con le Ongs, le federazioni, le aggregazioni, sceglie e propone la lista degli esperti sulla base del valore e delle competenze delle persone.

  1. Le piattaforme tematiche

L’esperienza fin qui realizzata non ha prodotto frutti significativi, tra l’altro a causa di alcune carenze:

  • contenuti slegati dalle reali priorità e preoccupazioni della Rappresentanza (meraviglia, ad esempio, il fatto che non sia stata istituita una piattaforma per studiare e proporre modifiche alla proposta di legge sulla cooperazione);
  • nessuno spazio di autonomia delle piattaforme sull’elaborazione delle relative politiche e sulla ricerca del confronto con altri soggetti istituzionali e non;
  • in sintesi, poca rilevanza politica attribuita alle piattaforme da parte della Rappresentanza e non adeguata valutazione delle reali capacità di conduzione e sviluppo delle attività tematiche da parte di alcune delle persone individuate (scelte probabilmente più con criteri di “appartenenza” che non di merito).

Le piattaforme tematiche, o gruppi di lavoro, dovrebbero diventare invece uno dei principali filoni di attività dell’associazione e quindi devono essere promosse  e sostenute con convinzione e determinazione. Si tratta infatti di un momento di grande partecipazione e di valorizzazione del patrimonio di esperienza e di conoscenza delle Ongs italiane.

Alcuni elementi andrebbero tenuti presenti:

  • debbono poter nascere o su decisione del comitato esecutivo (piattaforme o gruppi di lavoro formali) o su iniziativa di un gruppo di Ong (informali);
  • debbono poter lavorare in piena autonomia a nome e per l’interesse dell’associazione;
  • almeno alle piattaforme formali deve partecipare il coordinatore o un membro del comitato esecutivo; se possibile, anche a quelle informali;
  • le linee e le proposte politiche e operative che risulteranno dal lavoro delle piattaforme, per divenire patrimonio dell’associazione, dovranno essere approvate dal comitato esecutivo o – quando ritenuto più conveniente o opportuno – dal direttivo o dall’assemblea.
  1. La struttura organizzativa

L’associazione, per essere viva e presente ed avere peso politico in Italia ed in Europa, deve dotarsi di una struttura operativa adeguata all’importanza e alla dimensione dell’impegno. Non si tratta di un “tutto subito”, perché irrealizzabile e forse nemmeno conveniente, ma di una volontà decisa e chiara che, partendo dalla figura del coordinatore (questi sì da subito), permetta di costruire una struttura indipendente e gradualmente adeguarla alle necessità (supporto di segreteria e personale per gli eventuali servizi).

Va ripreso qui il problema dei costi e della copertura finanziaria a carico delle Ongs, finché non saranno trovate anche soluzioni alternative. Problema che deve essere affrontato e a cui occorre trovare idonea soluzione. La tentazione di rimandarlo o sottovalutarlo o ritenerlo insolubile può essere forte: bisognerà assolutamente superarla.

  1. I servizi

L’associazione non potrà esimersi dal fornire alcuni servizi alle Ongs e per conto delle Ongs. Servizi di tipo generale, che riguardano e toccano l’intera associazione, e a suo beneficio. Diretti sia verso l’interno – le Ong associate – sia verso l’esterno.

I servizi alle Ong associate potranno riguardare l’informazione, la formazione, le candidature e la prima selezione, il supporto operativo (di tipo amministrativo e formale) ai progetti, ecc. Alcuni servizi tecnici sono già stati attivati all’interno delle federazioni o di raggruppamenti di Ong. E’ possibile pensare: a) che, pur rimanendo tali, vengano aperti a beneficio di tutta l’associazione; b) che, se possibile e concordato, siano delegati interamente all’associazione.

I servizi diretti, a nome dell’associazione, verso l’esterno avranno normalmente un carattere politico (l’informazione, le campagne nazionali, gli spazi nei media, ecc.), quindi dovranno essere definiti e valutati di volta in volta dagli organi politici.

  1. Seminario del 2 febbraio e assemblea

Questo documento non intende assolutamente essere la “ricetta” per uscire dalla crisi dell’associazione delle Ongs. Solo il contributo, la volontà e la convinzione di tutti potrà infatti riuscirci.

Si è cercato di proporre un cammino, per contribuire – accettandolo, criticandolo, rifiutandolo, modificandolo, presentando cammini alternativi altrettanto validi – all’analisi, alla riflessione, al dibattito, alla ricerca, all’individuazione della migliore via di uscita per il bene di tutti. Così deve essere letto e valutato.

Il seminario del 2 febbraio, e la preparazione ad esso da parte di ogni Ong, è l’occasione preziosa per delineare congiuntamente questa via. I tempi sono ormai molto stretti ed è doveroso da parte di tutti dare il massimo impegno e fare il massimo sforzo per riuscirci. Dal seminario dovranno uscire linee chiare e possibilmente condivise. Si dovrà comunque prendere atto di eventuali linee contrapposte, nel caso ciò si verificasse, per trasmetterle al giudizio dell’assemblea.

Le Ong presenti al seminario e la Rappresentanza dovranno quindi definire una commissione ristretta, composta dalle Ong che più avranno espresso idee e linee operative (condivise o contrapposte), con il compito di tradurre quanto emerso (una o più posizioni) in documenti da presentare alla prossima assemblea di marzo per la definitiva approvazione.

Non sarebbe opportuno, perché non c’è proprio più tempo, un rimando ad un’assemblea ad hoc nell’autunno prossimo.

 

Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Tra gli anni '60 e '70 formatore in Tchad. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.