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25 Mag 2017

POSSIBILE IL RITORNO DELL’AMBASCIATORE IN EGITTO?

Lettera a La Stampa, pubblicata il 25 maggio 2017 in “L’Editoriale dei lettori”.  

Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, ha posto la giusta questione sul caso Regeni e il possibile ritorno dell’ambasciatore in Egitto: “il Governo ci dica cosa pensa di fare”. Negli ultimi due mesi ci sono stati alcuni autorevoli pronunciamenti favorevoli al ritorno, basati sulla convinzione che potrebbe essere di grande aiuto per il raggiungimento della verità, a fianco della positiva azione della magistratura. Io stesso, basandomi su una lunga esperienza umanitaria in contesti di gravi tensioni, ho sostenuto questa posizione, scrivendo al presidente Gentiloni, alla famiglia Regeni, alle organizzazioni dei diritti umani che hanno seguito da vicino il caso, ai presidenti del comitato diritti umani della Camera e del Senato.

Convinto che la presenza possa ottenere molto più dell’assenza, ho cercato anche di proporre una risposta alla domanda chiara che ora pone Amnesty: “su quali elementi si fonderebbe la valutazione alla base di un radicale cambiamento di atteggiamento” da parte del governo italiano dato che da un anno è fermo sulla scelta del ritiro dell’ambasciatore?

Il prolungato ritiro dell’ambasciatore si è dimostrato improduttivo e rischia di rimanere indefinitamente senza alcuna utilità. La sua presenza può essere molto più utile al Cairo che non a Roma ai fini dell’accertamento della verità. Una rappresentanza diplomatica autorevole, con un preciso mandato, può certamente contribuirvi, molto più di qualsiasi forma di assenza. Non solo agendo sulla Procura generale ma direttamente sulle stesse Autorità egiziane, ai vari livelli, in ogni occasione e in modo sistematico. Permettendo inoltre, di conseguenza, una moltiplicazione dell’azione a favore della verità in ogni incontro bilaterale a livello ministeriale o parlamentare tra l’Italia e l’Egitto, che potrebbe essere così ripreso. Anche la parallela presenza a Roma dell’ambasciatore egiziano consentirebbe un dialogo costante, indispensabile allo scopo. Non è attraverso i media, infatti, che gli Stati devono parlarsi.

Il ritorno dell’ambasciatore potrebbe avere un valore aggiunto ancora più forte ai fini del raggiungimento della verità se accompagnato da un lato con iniziative che possono essere dedicate a Giulio Regeni, al fine di ricordarlo, onorarlo e ricordare continuamente, in Egitto, la necessità di verità e giustizia, e dall’altro con alcuni interventi di cooperazione finalizzati all’affermazione dei diritti umani e della dignità della persona. Iniziative che non ammetterebbero interpretazioni distorte sul significato del ritorno dell’ambasciatore. Non si tratterebbe infatti di un segnale di debolezza o di cedimento ma di una ferma, tenace e chiara azione politica per ottenere dall’Egitto verità e giustizia e per favorire al contempo i diritti umani nel paese.

Da non sottovalutare, inoltre, che sono la difficile situazione internazionale, le crescenti tensioni che minacciano la pace e la sicurezza, la complessità delle migrazioni mediterranee a richiedere che i rapporti tra gli Stati dell’area si sviluppino con costanti relazioni e partenariati, pur basati sulla franchezza, l’esigenza di verità e la fermezza sul rispetto dei diritti fondamentali della persona e sui processi da mettere in atto per poterli garantire. E l’Egitto è al momento un attore primario nei processi di ricomposizione e di influenza dell’area.

Nino Sergi, presidente emerito di Intersos

http://www.lastampa.it/2017/05/25/

Lettera di Antonio Marchesi

Allegati:

Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.