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29 Nov 2023

“IL DOLORE DEL MONDO”. Romanzo di Ettore Gobbato

(Romanzo pubblicato indipendentemente da Ettore Gobbato, giornalista e a lungo operatore della cooperazione allo sviluppo e degli interventi di emergenza umanitaria. Novembre 2023).  

   Il titolo “Il dolore del mondo” inquadra bene il personaggio intorno al quale tutto avviene. Carla Testa, figlia di un ricco ed influente finanziere di Torino, partita volontaria in Sud Sudan, è vista dalla sua famiglia come “i soliti matti che vanno allo sbaraglio”. Lei però “si sentiva addosso il dolore del mondo” e aveva deciso di distanziarsi dal mondo dorato in cui era nata. “Il dolore del mondo – dice – lo vedi se hai gli occhi per vederlo. Lo scopri negli sguardi delle madri, negli slum africani, nelle favelas brasiliane, che partoriscono figli che non sanno se supereranno i quattro anni di età. Negli occhi giocosi e disperati dei bambini profughi, costretti alla fuga di notte dal sonno, per diventare in un istante orfani. Io lo vedo e non riesco a far finta che non esista”. Va in Sud Sudan come unica volontaria di una piccola Ong torinese sconosciuta ai più e si occupa di ricongiungimento familiare di bambini fuggiti dalle frequenti razzie e uccisioni dei miliziani.

Ettore Gobbato ha una lunga produzione letteraria, di saggi, racconti, libretti su vari temi e ben quattro romanzi, tre dei quali, pubblicati nel 2019, 2021 e 2023 sono collegati da alcuni personaggi, che, assumendo rischi anche elevati, dimostrano capacità intuitive, di analisi, comprensione delle situazioni e intelligenza tali da riuscire a risolvere i difficili casi in cui sono in gioco la vita delle persone e i rapporti internazionali dell’Italia. Si tratta in particolare dei diplomatici Luca Nastri, Paola Monti e Francesco Alberighi che, grazie alla comune esperienza di successo in un difficile guaio internazionale in Etiopia mentre erano all’Unità di Crisi della Farnesina, sono poi chiamati a trovare soluzioni in altri intrighi internazionali, in Cile e in Sud Sudan. Oltre a loro indaga il giornalista Antonio Faiola, un cronista d’assalto, con l’obiettivo di informare sempre e comunque, talvolta contrastante con l’indispensabile cautela dei diplomatici.

I casi di intrighi internazionali che Ettore affronta esprimono sempre un concreto e intenso radicamento nelle realtà dei paesi in cui avvengono: realtà che ha conosciuto personalmente, annotando penso e memorizzando tutto ciò che rende i suoi racconti veri, che ti fanno sentire dentro ai vari contesti, pur nell’immaginazione della trama. Questi casi sono sempre risolti da diplomatici che lavorano insieme, condividono e intrecciano le competenze e intuizioni di ciascuno, sanno come occorra muoversi, con i necessari tempi e modalità.

Il primo romanzo della trilogia “Tana Beles. Intrigo alla diga italiana” è a metà tra un giallo e una storia di spionaggio. In un cantiere italiano non lontano dal lago Tana, in Etiopia, vengono rapiti due tecnici di una grande impresa edile italiana incaricata della costruzione di una grande diga. La vicenda ha contorni strani, molti misteri infatti avvolgono la costruzione della diga: in Etiopia in quel tempo non ci sono terroristi, guerre civili o conflitti armati in corso. Rimane il fatto che molti paesi e i loro servizi segreti sono allarmati. Dietro questa vicenda si nasconde qualcosa che lo stesso governo italiano vuole nascondere, perfino ai diplomatici dell’Unità di Crisi inviati per risolvere il caso. Che, con intelligenza, sapranno risolvere senza creare scandali o nuovi attriti tra Stati.

Manco a farlo apposta, poco dopo l’uscita del libro di Ettore è riscoppiato davvero e con grande eco internazionale il conflitto regionale tra l’Etiopia e gli altri due paesi interessati alle acque del Nilo, Sudan e Egitto, a causa della grande diga iniziata nel 2011 dall’italiana Salini e completamente riempita solo quest’anno, che considerano illegale perché potrebbe ridurre la loro quota di acqua indispensabile per l’energia, l’agricoltura, l’industria, lo sviluppo.

Il secondo romanzo,Il Gazebo dei ricordi”, è ambientato in Cile e si concentra sulla dittatura di Pinochet e la nefandezza dei bambini sottratti alle madri fatte prigioniere e uccise e dati in adozione in segreto a famiglie altolocate con problemi di sterilità. Un tema che ancora oggi rimane una ferita dolorosa e che Ettore ha saputo esprimere con la stessa emotività e passione delle nonne che da anni cercano i loro nipoti rubati. I tre diplomatici Luca Nastri, Paola Monti e Francesco Alberighi sono ormai in differenti sedi nel mondo. Alberighi è a Santiago del Cile e, per rispondere alla supplica di un’amica cilena della madre (fattagli in via confidenziale in un gazebo pieno di lettere ed altra documentazione sulla figlia scomparsa dopo l’arresto da parte dei militari) perché l’aiuti a ritrovare il proprio nipote convinta com’è che sia vivo, inizia un viaggio lungo tutto il Cile e dentro il dolore delle vittime della dittatura, aiutato in questo dai suoi vecchi colleghi dell’Unità di Crisi e rischiando la vita per essere riuscito a scoprire le precise responsabilità dei militari.

Il terso romanzo,Il dolore del mondo”, appena pubblicato, è ambientato nella repubblica del Sud Sudan, la più giovane dell’Africa. Paese indipendente dal 2011 a seguito di due sanguinose guerre civili e un referendum finale. Ettore lo conosce bene; ci ha vissuto finché la Cooperazione italiana ha tenuto aperta la sede operativa a Juba. Un paese che dopo la lotta di liberazione e il referendum si è presto spaccato tra le fazioni, alimentate dal fattore etnico, in una lotta per il potere tra il Presidente Salva Kiir e il Vice-Presidente Riek Machar, basata sulla ricchezza del petrolio e sulla rivalità tra i Dinka (35% della popolazione) e i Nuer (16% della popolazione) inquadrati in due diversi movimenti armati ma anche sulle rivalità di circa 40 milizie di gruppi etnici differenti, che si alleano con i Dinka o i Nuer per assicurarsi le scarse risorse naturali, acqua e capi di bestiame innanzitutto. Frequenti i raid organizzati impunemente da frange dell’esercito regolare o da bande armate. “Si calcolava che in Sud Sudan molto più di un terzo della popolazione residente, 12,5 milioni di persone, fosse stata costretta a fuggire per raggiungere campi profughi disseminati in tutto il paese o anche in Etiopia, Uganda, Kenya, Centrafrica. per farsi proteggere ed evitare di essere uccisi” (29). Il conflitto tribale tra Dinka e Nuer (e tra le tribù loro alleate) perseguiva infatti l’annientamento fisico degli avversari.

Gli attacchi ai villaggi sono numerosi e di notte si fugge rapidamente nella boscaglia, come si può e se si riesce, con il risultato che al mattino parti delle famiglie non si ritrovano e numerosi bambini rimangono senza più nessuno. Di questi minori si occupava Carla Testa, la volontaria torinese sequestrata nello Stato di Unity, al nord del paese, da una banda sbandata ma tollerata dell’esercito; per la cui liberazione (richiesta ai massimi vertici politici italiani dal padre finanziere torinese) sono chiamati nuovamente i migliori, i tre diplomatici di successo che abbiamo conosciuto nei precedenti romanzi.

A mio avviso quest’ultimo romanzo è il lavoro più elaborato e più bello (e forse anche il più vissuto) di Ettore. Si capisce che il Sudan del Sud gli è rimasto dentro, profondamente. Come gli sono rimasti dentro i valori di tanti volontari e cooperanti che, appunto, affrontano come possono ma con dedizione “il dolore del mondo”, assumendolo spesso come scelta di vita.

Il contesto descritto da Ettore è vero (si vede che ha amato e girato in lungo e largo quel paese, incontrando persone, conoscendo situazioni, capendole, riuscendo a collegarle le une con le altre): ciò rende il racconto affascinante, oltre che facilmente leggibile. Il contesto è quindi riconoscibile anche da chi non ha mai conosciuto quei luoghi, con le distanze, le difficoltà, i milioni di profughi, la povertà, i soprusi, le milizie sbandate e feroci, assetate solo di potere e sopraffazione, i bambini i cui occhi hanno visto l’orribile ma che continuano a giocare e divertirsi con molto poco, le autorità e i loro interessi particolari e personali, i diplomatici italiani, i responsabili delle agenzie delle Nazioni Unite, le Ong, molte anche italiane, con le tante e i tanti operatori e volontari.

“Il dolore del mondo” mi è sembrato inoltre, ancor più dei due precedenti libri, una celebrazione della diplomazia italiana; che quando può esprimere tutte le sue capacità arriva a risultati sorprendenti. E mi è anche sembrato una celebrazione della cooperazione e dell’aiuto umanitario, vissuti ‘con’ e non solo ‘per’, e di quanti, cooperanti, volontari, funzionari, li realizzano come scelta di vita, più o meno lunga nel tempo, una vera scelta di campo, preoccupati dal “dolore del mondo”.

Apro qui una parentesi. L’azione diplomatica, specie in questo lungo periodo di crisi delle relazioni internazionali, rimane indispensabile e dovrebbe essere valorizzata al massimo. Purtroppo, sembra che questa fase politica sia troppo spesso segnata dalla pretesa dei governanti di sapere a priori cosa decidere, anche improvvisamente, anche quando non conoscono la materia, senza mai sentire l’esigenza di confronto e di consultazione, o senza seguire le regole minime per rendere fruttuosi i rapporti e gli incontri internazionali, che richiederebbero sempre un previo approfondimento e un’attenta azione diplomatica, molto più di quanto pare si stia facendo. Piuttosto che yes-men o yes-women, ci sarebbe bisogno di capacità di valutazione e di messa in guardia sui rischi della troppa fretta o della priorità al consenso di breve termine. Sperando di sbagliarmi, chiudo la parentesi.

Una scrittura, quella di Ettore, molto scorrevole. Alcune pagine mi hanno profondamente commosso – e ho letto in esse i sui sentimenti profondi – altre mi hanno divertito, provocandomi grandi risate; tutte le pagine creano suspense, apprensione, desiderio di conoscere il dopo, che non si riesce ad immaginare fino all’ultimo. L’obiettivo è liberare Carla Testa, la volontaria rapita in un villaggio con alcune donne incinte. Ettore arriva a dirci come va a finire dopo 315 pagine che non si riesce a smettere di leggere fino alla fine, tanto notevole è la tensione che riesce a creare! Con un epilogo di due paginette che riserva, ancora all’ultima riga, un’inaspettata sorpresa finale.

E’ il secondo libro auto-pubblicato da Ettore. Un’impresa che dimostra coraggio; è una sfida al sistema di distribuzione nelle librerie che favorisce perlopiù i grandi editori. Un’impresa anche non facile. Gli errori di battitura e di orografia, che sono rimasti qua o là nonostante le revisioni, lo confermano. Non tolgono comunque nulla comunque alla bellezza del libro. Di cui consiglio l’acquisto e la lettura, insieme ai due precedenti. Sono certo che piacerà e piacerà davvero molto.

Nino Sergi

Nino (Antonio Giuseppe) SERGI. Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Tra gli anni '60 e '70 formatore in Ciad. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.
Onorificenze: Commendatore, Ordine al merito della Repubblica Italiana (27 Dicembre 2022).
(Gli articoli di questo blog esprimono sia posizioni personali che collettive istituzionali i cui testi ho scritto o ho contribuito a scrivere. Possono essere liberamente ripresi)