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13 Gen 2023

MEMORANDUM ITALIA-LIBIA. UN TACITO RINNOVO CON GLI OCCHI BENDATI

Le manifestazioni e le prese di posizione contrarie al Memorandum di intesa Italia-Libia non hanno smosso il Governo. Il testo sarà rinnovato identico tra pochi giorni. Eppure all’Italia converrebbe almeno chiedere la modifica e la chiarificazione dei punti più problematici e controversi, per ragioni di coerenza, dignità e rispettabilità. Lo Stato di diritto e la difesa della dignità della persona sono tra i principi alla base delle nostre democrazie e della nostra civiltà. Il Governo italiano non può sostenere e né tantomeno finanziare, foss’anche indirettamente, brutalità, disumanità, negazione dei diritti umani.

Giovedì 2 febbraio 2023 il Memorandum ITALIA–LIBIA sarà tacitamente confermato per un ulteriore triennio. Firmato il 2 febbraio 2017 con validità triennale è già stato rinnovato nel 2020. Nella vera sostanza prevede che il governo italiano fornisca aiuti economici e supporto tecnico alle autorità libiche per ridurre i flussi migratori, affidando alla Guardia costiera libica la sorveglianza del Mediterraneo, fornendo motovedette, formazione e supporto al coordinamento marittimo, finanziando i centri di accoglienza e formandone il personale. In altre parole: il respingimento delle barche partite dalla Libia e il ritorno nei centri di detenzione delle persone “salvate”.

L’Italia non sembra aver presentato richieste di modifica tre mesi prima della scadenza come fissato dall’art. 8 ma si tratta di un termine facilmente superabile dato che, d’altronde, sono stati disattesi altri punti con impegni ben più rilevanti in merito al rispetto dei diritti umani. In realtà questo Memorandum dovrebbe essere annullato oppure radicalmente modificato, anche sulla base di una seria valutazione dei sei anni passati. Ma dato che la decisione governativa non sarà questa, dovrebbero almeno essere inseriti alcuni indispensabili correttivi.

Perché il Governo italiano dovrebbe farlo? Innanzitutto per ragioni di coerenza, dignità e rispettabilità, considerata l’esigenza vitale per l’Italia di continuare a far parte di quella comunità di Stati che attuano i propri principi costituzionali sul rispetto della dignità di ogni essere umano. Nelle tre pagine del testo si parla di diritti umani una sola volta e in modo indiretto e generico, in relazione agli “obblighi internazionali sottoscritti dalle parti”. La terribile situazione di molte persone immigrate in Libia, la realtà dei centri di detenzione governativi e di tanti veri e propri lager privati con le reclusioni arbitrarie, gli stupri, le torture, lo stato di schiavitù, le oscure operazioni degli uomini della Guardia di frontiera e costiera e dell’Interno spesso legati a milizie tribali implicate nei traffici di essere umani oltre che del petrolio, sono realtà ben conosciute e documentate anche da organizzazioni internazionali e delle Nazioni Unite. La stessa Corte penale internazionale ha emesso numerosi mandati per crimini di guerra, contro i diritti umani e contro i migranti commessi in Libia.

L’articolo 5 è stato ignorato: “Le Parti si impegnano ad interpretare e applicare il presente Memorandum nel rispetto degli obblighi internazionali e degli accordi sui diritti umani di cui i due Paesi siano parte”. Anche la Libia ha ratificato convenzioni e trattati internazionali sui diritti umani che impegnano tuttora i governi libici e che dovrebbero quindi essere il riferimento per l’applicazione del Memorandum.

Perché il Governo italiano non l’esige? Se si considera la controparte libica credibile nel firmare l’accordo bilaterale con l’Italia, occorrerebbe considerarla tale anche nell’esigere l’adempimento degli impegni internazionalmente assunti con l’adozione della ‘Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli’ e il Protocollo sui diritti delle donne’, la ‘Convenzione dell’Unione Africana regolante gli aspetti specifici dei problemi dei rifugiati in Africa’, la ‘Carta africana sui diritti e il benessere del minore’, la ‘Convenzione sui diritti delle persone con disabilità’, la ‘Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale’ e i ‘Protocolli addizionali per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare di donne e bambini, e per combattere il traffico di migranti’. E altri ancora.

Purtroppo il Governo italiano lascerà al previsto automatismo il rinnovo triennale del Memorandum. Non gli fa onore. C’è solo da sperare che, per le stesse ragioni di coerenza, dignità e rispettabilità già evidenziate, possa esservi uno scambio di note durante il periodo della validità(art. 7). Meglio se da parte italiana avvenisse prima del rinnovo automatico, con almeno l’indicazione di alcuni impegni da attuare quanto prima affinché:

–  siano soppresse le riconsegne allo Stato libico di migranti soccorsi in mare, a meno che siano strettamente sotto la tutela e protezione delle organizzazioni internazionali quali OIM, UNHCR, MEZZALUNA ROSSA, al fine di garantire il rispetto dei diritti umani e la dignità di ogni persona, oltre che l’assistenza umanitaria e sanitaria;

–  siano favoriti e rafforzati: gli interventi delle organizzazioni umanitarie; i programmi di assistenza dell’OIM per il ritorno assistito dei migranti nei paesi di origine; la valutazione attraverso l’UNHCR delle richieste di protezione internazionale e asilo e la destinazione nei paesi disponibili in Africa e negli altri continenti, compresa l’Europa; la libera scelta del migrante di rimanere regolarmente in Libia per lavoro o di procedere autonomamente per altre mete autorizzate;

–  si contribuisca, garantendo l’accesso alle organizzazioni umanitarie, alla definitiva umanizzazione dei centri detentivi temporanei governativi (in Libia l’immigrazione irregolare è perseguita penalmente) migliorandone le condizioni di vita, con particolare riferimento a donne e bambini che non devono essere reclusi; per giungere quanto prima alla loro sostituzione con strutture più consone alla dignità umana ed alla tutela dei più vulnerabili;

–  siano soppressi i centri di detenzione non ufficiali finalizzati al traffico e allo sfruttamento dei migranti, attuato con metodi disumani, torture e abusi di ogni sorta.

Se uno degli obiettivi del Governo italiano è quello di combattere i trafficanti di essere umani, come da tutti ripetutamente dichiarato, allora non è punendo le persone vittime della tratta che può essere conseguito ma togliendole dalle mani dei trafficanti e dei funzionari istituzionali conniventi.

I centri di detenzione e gli abusi in Libia sono anche un nostro problema. Lo Stato di diritto e la difesa della dignità e della persona sono tra i principi alla base delle nostre democrazie e della nostra civiltà. L’Italia non può sostenere e né tantomeno finanziare, foss’anche indirettamente, brutalità, disumanità, disprezzo della dignità e negazione dei diritti umani fondamentali. Il Memorandum Italia-Libia deve chiaramente esplicitarlo.

Pubblicato in :  VITA

Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Tra gli anni '60 e '70 formatore in Tchad. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.