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20 Apr 2020

OSSERVAZIONI SULLA BOZZA DI DECRETO PER L’ASSUNZIONE DI CITTADINI STRANIERI

La diffusione del Covid-19 e l’urgenza di coprire le necessità di manodopera garantendo la salute pubblica ha sollecitato alcuni ministri, a partire dalla  ministra delle politiche agricole Teresa Bellanova, a delineare un decreto per permettere l’assunzione di cittadini stranieri. Si tratta di possibilità di regolarizzazione, non di sanatoria.

 

La bozza di decreto che prevede la possibilità di assunzione di cittadini stranieri irregolari, con la stipula di un contratto di lavoro a tempo determinato ed il relativo regolare permesso di soggiorno, va nella direzione auspicata da organizzazioni di impresa, organizzazioni sindacali, enti del terzo settore, associazioni ed enti territoriali. Anche se si tratta di disposizioni urgenti e a carattere temporaneo legate all’emergenza suscitata dalla diffusione del Covid-19, sarebbe utile e opportuno che tale decreto possa ispirarsi, per quanto possibile, alla proposta di legge popolare depositata alla Camera nel 2017 e all’esame della 1ᵃ Commissione.

L’emersione dei cittadini stranieri irregolari e spesso “invisibili” ha indubbiamente un rilevante significato per la prevenzione della diffusione del contagio e per la salute pubblica. Ma è al contempo una risposta di legalità e di maggiore sicurezza per tutti. Permette a chi vive e lavora in Italia di poterlo fare in modo regolare, non costretto a forme di sfruttamento, ricatti e illegalità che ancora dominano in settori in mano alla criminalità. Sono ancora molte migliaia di persone, diffuse sul territorio: di cui conosciamo poco, anche perché non lo vogliamo, e che ci sfuggono nell’affrontare le emergenze sanitarie ma anche nella costruzione delle relazioni sociali, della convivenza e della sicurezza. Li vediamo, ma rimangono spesso come ombre senza identità e rimangono occulti alla pubblica amministrazione ed alla società.

Con la regolarizzazione, più che agli stranieri facciamo un favore a noi italiani, che necessitiamo di avere sotto controllo sanitario tutto il territorio, anche quello che l’illegalità vorrebbe nascondere. Si tratta di una falla nel monitoraggio e contenimento dell`epidemia, che mette a rischio tutti. Oltre alla richiesta di regolarizzazione da parte dei datori di lavoro, occorre quindi prevedere la possibilità di un’emersione, almeno temporanea, di quanti vogliono emergere, uscendo dalla clandestinità per inserirsi nel circuito lavorativo della legalità. Un permesso di soggiorno temporaneo “per calamità”, come lo stesso decreto sicurezza prevede, al fine di far lavorare legalmente quelli che già sono in Italia e già lavorano, ma sfruttati, senza diritti e senza controlli sanitari.

Non sappiamo se il testo che sarà presentato al Consiglio dei Ministri riprenderà i contenuti e l’articolazione in 18 commi della bozza in circolazione. Partendo da tale bozza, preme intanto suggerire dove e come sia opportuno rendere migliore, più completo ed efficace l’articolato, pur mantenendo il suo carattere di urgenza, al fine di potere rispondere alle necessità sopra evidenziate. Di seguito, in corsivo sottolineato, le modifiche che sarebbero da inserire in alcuni commi della bozza di decreto:   

(Dichiarazione di emersione di rapporti di lavoro e di soggiorno irregolare)

1. Al fine di sopperire alla carenza di lavoratori nei settori dell’agricoltura, dell’allevamento, della pesca e dell’acquacoltura, in conseguenza del rischio sanitario connesso alla diffusione del Covid-19, e al fine di una maggiore prevenzione della diffusione del virus nei settori dei servizi collettivi, dei servizi alle persone, dell’industria, dell’edilizia, del commercio, della logistica, del trasporto e della ristorazione, i datori di lavoro italiani o cittadini di uno Stato membro dell’Unione europea, ovvero i datori di lavoro stranieri in possesso del titolo di soggiorno previsto dall’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, che intendano concludere un contratto di lavoro subordinato nei suddetti settori economici, a tempo determinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale in condizioni di irregolarità, possono presentare apposita istanza allo sportello unico per l’immigrazione di cui all’articolo 22 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e successive modificazioni.

1 bis. I cittadini stranieri presenti nel territorio nazionale in condizioni di irregolarità alla data del Dpcm 11 marzo 2020 possono presentare domanda di regolarizzazione. Salvi gli impedimenti previsti al comma 7, a seguito dell’accettazione dell’istanza tali cittadini stranieri possono ottenere un titolo di soggiorno temporaneo per accesso al lavoro, di durata non superiore al 31 dicembre 2020, accompagnato dalla sottoscrizione di specifici obiettivi di integrazione, da conseguire nel periodo di validità del permesso di soggiorno. Il numero dei permessi di soggiorno rilasciati ai sensi del presente comma è preso in considerazione nella definizione delle quote di ingresso definite annualmente ai sensi dell’articolo 3, comma 4 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

13. Nei casi in cui l’istanza sia rigettata per cause imputabili esclusivamente al proponente datore di lavoro, al lavoratore è rilasciato un permesso di soggiorno non prorogabile per attesa occupazione di durata non superiore al 30 settembre 2020 31 dicembre 2020; l’eventuale successiva assunzione dà titolo ad un permesso di soggiorno temporaneo, con validità pari alla durata del contratto di lavoro, rinnovabile in permanenza di contratti di lavoro fino ad un massimo di due anni e comunque non successiva al 31 dicembre 2020.

Contiamo che i Ministri Teresa Bellanova, Nunzia Catalfo, Luciana Lamorgese, Roberto Gualtieri, Alfonso Bonafede, i cui ministeri avrebbero elaborato la bozza del decreto, sappiano guardare in avanti, insieme al presidente Giuseppe Conte e all’intero Governo, dando decisamente risposta alle necessità urgenti evidenziate, la cui importanza è sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vederle.

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Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.