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ONG
09 Set 2015

OPERATORI E VOLONTARI DELLE ONG. LA SICUREZZA È UNA COSA SERIA.

Conferenza dedicata alla sicurezza degli operatori impegnati nella cooperazione allo sviluppo, nelle emergenze umanitarie, nella solidarietà internazionale promossa dalle Reti di Ong Aoi, Cini, Link2007 con l’Unità di crisi e la Direzione generale cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Roma, Mercoledì 9 Settembre 2015. Farnesina, Sala Conferenze Internazionali.

Registrazione della conferenza (Radio Radicale)

Intervento introduttivo a nome di AOI, CINI, LINK 2007

Questa Conferenza era stata programmata per lo scorso luglio, ma gli impegni internazionali del Ministro l’hanno resa possibile solo ora. E’ stato un bene, perché siamo in un momento in cui i flussi di profughi fanno apparire con evidenza quanto l’azione delle Ong e delle varie associazioni solidaristiche sia importante nei contesti di crisi dove centinaia di migliaia di bambini, anziani, donne, uomini cercano aiuto, protezione, salvaguardia della propria dignità umana.

Si tratta di una presenza che talvolta può correre dei rischi, talvolta ne rimane vittima. Abbiamo avuto sequestri di operatori e volontari, per fortuna terminati con la liberazione degli ostaggi.  Abbiamo avuto anche dei morti. Ricordo Moreno Locatelli ucciso nel 1993 a Sarajevo, Adelio Castiglioni coi suoi figli Samuele di 5 anni e Roberta di 11 e con Luigi Cazzaniga, Tarcisio Cattaneo, Michelangelo Lamberti, tutti uccisi nel 1995 a Virunga, Giuliano Berizzi ucciso nel 2001 a Kigali, Silvia Bucci morta per un incidente in Angola nel 2001 e via via, fino agli anni recenti: Francesco Bazzani ucciso a Kiremba nel 2011, Vittorio Arrigoni, rapito e poi ucciso nello stesso anno a Gaza, Giovanni Lo Porto, sequestrato per tre anni e poi ucciso quest’anno da un drone al confine fra Pakistan e Afghanistan. A loro possiamo aggiungere i tanti religiosi e religiose, giornalisti e fotoreporter, con cui spesso abbiamo incrociato la nostra strada, ma anche coloro che per liberare gli ostaggi sequestrati hanno rischiato la vita, fino quasi a donarla, come è successo a Nicola Calipari in Iraq. Sono soprattutto contesti di conflitto, ma non dobbiamo dimenticare che anche le catastrofi naturali producono traumi, lesioni e talvolta morte; e che gli incidenti sono sempre possibili.

Tutti vogliamo che sequestri, gravi incidenti e morti non si ripetano. Non possiamo purtroppo escluderli. Ma possiamo e dobbiamo mettere in atto tutto quanto è nelle possibilità di noi Ong, organizzazioni civili, associazioni e gruppi solidaristici, con una crescente attenzione e assunzione di responsabilità.

Ricchi di un’esperienza pluridecennale, talvolta molto sofferta, abbiamo voluto questa conferenza per parlarne pubblicamente, contribuire a diffondere il più possibile questa preoccupazione e favorire, ove necessario, un salto culturale, un approccio nuovo al tema della sicurezza delle persone del nostro mondo solidaristico impegnate nei contesti di possibile rischio.

L’iniziativa è nata da un incontro a febbraio delle tre reti di Ong AOI, CINI, LINK 2007 con il Ministro Gentiloni. Alcune Ong, oltre al consolidato rapporto con la Dgcs, avevano avviato già dal 2008 (con l’allora capo dell’Unità Elisabetta Belloni) uno specifico percorso di collaborazione con l’Unità di Crisi, sollecitate anche da nuove situazioni di rischio, compresi i sequestri di persona, che in quegli anni hanno colpito alcune Ong: quello di Simona Pari e Simona Torretta in Iraq e quello di Iolanda Occhipinti e Giuliano Paganini in Somalia; a cui è poi seguito quello di Rossella Urru nei campi saharawi). Il momento attuale, con la crescente complessità dei contesti in cui si opera e i maggiori rischi per la sicurezza delle operatrici e degli operatori umanitari, richiede una più generalizzata presa di coscienza di tali rischi e una migliore conoscenza delle misure che occorre adottare, come molte Ong da tempo si sono attrezzati a fare.

Abbiamo quindi sentito il dovere di porre il tema della sicurezza alla riflessione di tutti: delle organizzazioni e associazioni che operano all’estero e di chi, nel Maeci e nelle istituzioni pubbliche interessate ha il compito di seguirne gli sviluppi. Il Ministro Paolo Gentiloni ha pienamente condiviso questa preoccupazione. Lo ringraziamo per la sua presenza, per la sua comprensione del nostro mondo, sicuri che non ci farà mancare il suo sostegno; come ringraziamo il Direttore Generale della cooperazione allo sviluppo min. Giampaolo Cantini, il Capo dell’Unità di Crisi min. Claudio Taffuri e il Segretario Generale della Farnesina amb. Michele Valensise che sovrintende all’azione della stessa Unità.

Le Ong operano spesso in contesti di grave crisi umanitaria, sia in paesi dove essa è apparsa quasi improvvisa, sia in quelli dove invece si prolunga da anni. A spingerle è il senso e il valore dell’essere umano, della solidarietà, dell’imperativo umanitario che ‘impone’ loro di soccorrere e proteggere popolazioni in fuga o a rischio per la propria incolumità a causa di guerre, fame, catastrofi naturali. Non si tratta quindi di incoscienza o di superficialità, come talvolta viene affermato da commenti superficiali e fuorvianti. Umanità, solidarietà, presenza fisica, fratellanza, dialogo, cooperazione sono e continueranno ad essere pilastri su cui le Ong basano la propria azione. E siamo convinti che finché esse, i loro operatori, le operatrici vivranno ed esprimeranno in azioni concrete tali valori, anche la società italiana nel suo complesso ne trarrà beneficio.

La sicurezza del personale e la gestione del rischio sono ormai assunti da molte Ong come temi prioritari, che richiedono un approccio molto più attento e prudente che nel passato e che possono riguardare anche aree normalmente non coinvolte. L’attenzione è continuamente incentrata sull’indispensabile equilibrio tra l’imperativo umanitario che obbliga a perseverare nell’azione di aiuto e di protezione e la valutazione del rischio per gli operatori, italiani, internazionali e locali. La nostra esperienza nelle aree di crisi e nei contesti di conflitto armato è cresciuta negli ultimi 25 anni e si è adeguata costantemente alle situazioni e ai contesti divenuti più difficili, definendo precise procedure. Abbiamo adottato rigorosi codici di sicurezza che vincolano l’attività del personale e puntano a gestire e minimizzare i rischi, anche in coordinamento con Ong internazionali e Agenzie delle Nazioni Unite presenti nei paesi.

L’osservanza dei codici e la maggiore attenzione non possono da soli assicurare l’incolumità, ovviamente, ma rappresentano i più validi strumenti per tutelare la sicurezza degli operatori. Abbiamo anche sperimentato che il confronto tra Ong e Unità di Crisi, oltre che con la Dgcs, aperto, franco, rispettoso delle differenti finalità, attento alle esigenze e ai suggerimenti reciproci può aiutare a meglio individuare le migliori e più efficaci modalità per poter coniugare sicurezza e azione umanitaria, quando questa è necessaria ed è vissuta come imperativo irrinunciabile.

Le Ong sono coscienti che la loro è spesso la sola presenza italiana nelle aree di emergenza umanitaria a soccorso di vittime inermi, dei più vulnerabili, di quanti fuggono per salvarsi e salvare la propria dignità umana. E’ una responsabilità che ogni operatore sente fortemente e che assume, cercando di dare il meglio di sé e valorizzando così la presenza e il contributo del proprio paese. Sapere che l’Unità di Crisi e, con lei, il Governo italiano sono interessati e attenti a questa presenza di umanità, solidarietà e fratellanza, pronti a sostenerla e proteggerla nei momenti di maggiore rischio, è stato ed è per le Ong italiane un incoraggiamento.

Va anche ricordato che le Ong, come anche altre organizzazioni, avendo una discreta conoscenza del territorio in cui operano, possono essere una risorsa, a beneficio delle popolazioni in pericolo ma anche per la comprensione delle dinamiche di quei contesti. Si tende spesso a considerali “bravi ragazzi” quando invece si tratta di professionalità anche altamente qualificate. Le Ong propongono un modo di operare nuovo, sinergico, in un confronto regolare con le Istituzioni, data la particolare complessità e imprevedibilità dei contesti, che salvaguardi però l’identità non governativa, umanitaria, solidaristica, non discriminatoria e la necessaria indipendenza e autonomia nelle decisioni.

La nuova legge 125/2014 ha giustamente aperto il sistema italiano della cooperazione internazionale allo sviluppo a molti soggetti non profit della società civile, oltre alle tradizionali Ong di sviluppo e umanitarie. Se alcuni di essi hanno già acquisito una buona esperienza anche nei contesti di crisi dove negli anni hanno realizzato proficui partenariati e attività solidaristiche e di cooperazione, altri devono approfondire la cultura dell’emergenza e della gestione del rischio, al fine di garantire la sicurezza del personale.

Esistono anche gruppi di volontariato e talvolta singoli volontari che, pur nella positività delle loro azioni e nella generosità e fratellanza che esprimono, possono mettersi inavvertitamente in situazioni di rischio eccessivo se non sono inseriti o collegati ad un’organizzazione preparata, con esperienza in contesti di conflitto e conoscenza delle dinamiche conflittuali, politiche, sociali, economiche, claniche, se cioè non formati alle misure e procedure di sicurezza nello svolgimento della loro azione.

Occorre quindi favorire una sensibilità culturale diffusa, tale da scoraggiare iniziative basate unicamente sulla generosità senza tener adeguatamente conto delle difficoltà che si possono creare, per sé e per altri. Va cioè enfatizzata l’etica della responsabilità anche rispetto alle conseguenze delle proprie scelte e la necessità di una specifica preparazione al lavoro nei contesti di crisi e in particolare quelli di conflitto.

Chiediamo che la Cooperazione italiana, come già altre Cooperazioni e Agenzie internazionali stanno facendo, possa facilitare con specifiche linee di finanziamento, la formazione delle operatrici e degli operatori italiani e la messa a punto di strumenti che permettano alle Ong e alle Associazioni di far fronte alla problematica della sicurezza e alla gestione dei rischi.

Le tre Reti AOI, CINI, LINK 2007 hanno individuato alcuni basilari “Principi per una collaborazione in materia di sicurezza tra le Ong / Organizzazioni della società civile e l’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale”. A tali principi potranno aderire le singole Ong e le altre Organizzazioni e Associazioni impegnate in interventi solidaristici e di cooperazione all’estero con assenso formale pubblicato nei propri siti o tramite il sito www.dovesiamonelmondo.it – sezione per le organizzazioni di cooperazione e umanitarie. Li avete nella cartellina. Si tratta di principi che riguardano sia le Ong/Osc sia l’Unità di Crisi, facili da leggere e immediatamente comprensibili.

Vi è stato consegnato anche un dossier (frutto di un lavoro congiunto tra Ong impegnate in aree di emergenza e Unità di crisi): “Suggerimenti per la gestione dei rischi e la sicurezza degli operatori delle organizzazioni di cooperazione e solidarietà internazionale”. Esso condensa, in alcuni brevi capitoli, informazioni ritenute utili a fornire una visione d’insieme, anche se molto sommaria, delle problematiche relative alla sicurezza in contesti potenzialmente pericolosi. Serve quindi a dare un’idea della complessità della materia, che dovrà essere modellata a seconda delle realtà in cui si opera. Il testo si articola in quattro capitoli: 1. Sicurezza personale, con indicazioni relative a ciò che si deve fare prima di partire ed una volta giunti nel paese, suggerimenti per l’abitazione, gli spostamenti, le comunicazioni e informazioni sanitarie. 2. Norme di comportamento in generale ed a seguito di eventi pericolosi. 3. Gestione dei rischi, con un’illustrazione delle modalità di reazione a situazioni d’emergenza. 4. Attività dell’Unità di Crisi, con una breve panoramica degli strumenti impiegati durante una situazione di emergenza.

Le indicazioni e i suggerimenti ivi contenuti intendono sollecitare la massima attenzione al tema della sicurezza e dei rischi a cui si può andare incontro e consigliare alcune regole per la loro gestione e i comportamenti da seguire. Non si tratta quindi di un codice da adottare tale e quale ma di un insieme di suggerimenti a cui potersi ispirare, filtrandoli o completandoli. Spetta infatti ad ogni organizzazione o gruppo di organizzazioni definire, a seconda della propria specificità, dei paesi di intervento e della soggettiva percezione e valutazione del rischio, il proprio piano di gestione del rischio e le proprie procedure di allerta. Tutti temi che saranno sviluppati nei successivi interventi dei miei colleghi.

Approfittiamo di questa mattinata per riflettere e discutere insieme, per porre domande, presentare eventuali nuove proposte. Dopo le relazioni ci aiuterà, in questo approfondimento, Duilio Giammaria che ringraziamo per aver accettato di essere con noi.

Invitiamo anche i giornalisti e gli operatori dei media ad aiutarci a diffondere, nel coretto modo, le preoccupazioni e le proposte per affrontare e gestire i rischi con il messaggio che oggi viene dalle Ong e dal Maeci che “la sicurezza è una cosa seria”.

Roma, 9 Settembre 2015

Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.