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ONG
23 Nov 2021

COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO. SERVE MAGGIORE COESIONE E CONDIVISIONE NEL DIALOGO COL PARLAMENTO E IL GOVERNO

Come ben evidenziato nell’articolo della Redazione di VITA “Forum Terzo Settore: nel Fondo per attività di interesse generale servono 100 milioni di euro in più” il 19 novembre, l’obiettivo della crescita economica offusca e sminuisce, nel ddl bilancio 2022, obiettivi di superamento del disagio e delle disuguaglianze sociali che dovrebbero invece entrare decisamente nella visione di crescita del paese che deve essere non solo sostenibile ma riguardare tutti senza lasciare indietro nessuno.

Il Forum Terzo Settore che raggruppa Enti che durante le fasi acute della pandemia hanno dimostrato straordinarie capacità di presenza attiva e solidarietà a favore dei più deboli, emarginati e bisognosi o che hanno sofferto, con le centinaia di migliaia di persone coinvolte (si pensi ad es. alle associazioni sportive), a causa delle limitazioni, continua a fare sentire la sua voce perché il Parlamento intervenga a correggere l’orientamento governativo, accogliendo alcune precise richieste che sono state esplicitate alla Commissione Bilancio della Camera ancora pochi giorni fa.

Una di queste, però, andrebbe rivista e precisata diversamente: quella relativa alla cooperazione internazionale per lo sviluppo. Se è corretto che la legge di bilancio 2022-2024 «deve segnare un deciso cambio di marcia verso la realizzazione dell’obiettivo che il nostro Paese si è impegnato a raggiungere con lo stanziamento dello 0,70% del RNL entro il 2030», non pare invece adeguatamente approfondito quanto il FTS propone: che «nel corso dei prossimi tre anni, si devono quindi prevedere rifinanziamenti annuali per almeno 500 milioni di euro, che possano essere canalizzati sia attraverso l’iniziativa dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) sia con la costituzione di un Fondo Speciale».

Il ddl Bilancio prevede infatti già un significativo reale aumento delle risorse canalizzate per i prossimi cinque anni attraverso l’AICS. E ulteriori passi avanti potranno e dovranno essere fatti, anche attraverso altri canali della cooperazione allo sviluppo, ma certamente non a giochi ormai praticamente chiusi nel ddl.

Serviranno una motivata e approfondita negoziazione – con un’unica voce, purtroppo sempre difficile nello sterile campanilismo nostrano – con le istituzioni governative e i gruppi parlamentari (e le Ong con la loro lunga esperienza e le conoscenze acquisite hanno molti e seri motivi da far valere, anche nell’interesse dell’Italia) ed una convinta pressione sociale. Non solo puntando sulla quantità ma anche e soprattutto sulla qualità della cooperazione pubblica dell’Italia, dopo ben sei anni di attuazione della riforma legislativa.

Quanto ai “fondi speciali”, vien da chiedersi con quali delle proprie realtà associate il FTS si sia confrontato per fare proposte, quasi a mo’ di slogan, che richiedono spiegazione e ben maggiore valutazione, data la già articolata complessità della cooperazione allo sviluppo. I tempi stretti che spesso obbligano all’estrema sintesi nei rapporti con le istituzioni non devono mai mortificare la consultazione previa con le organizzazioni che seguono le attività di cui si discute, che ne conoscono tutte le dimensioni e che sanno cosa chiedere o non chiedere ai decisori politici, pena il rischio di una superficialità che riduce la credibilità.

Pubblicato su VITA

Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Tra gli anni '60 e '70 formatore in Tchad. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.