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10 Apr 2022

UCRAINA. L’EUROPA AGISCA PER LA TREGUA E I CORRIDOI UMANITARI.

Sono ormai quasi cinquanta i giorni di guerra contro l’Ucraina. Sembra che non ci sia alcuna via di uscita al di fuori di una battaglia finale distruttiva, omicida, basata su crimini contro persone inermi, insensibile al dolore di milioni di civili allo stremo. Sembra che solo la violenza possa decidere il successivo negoziato per il cessate il fuoco. “Non ci sono le condizioni per una trattativa”, si continua a ripetere. Sì, ma non ci sono fino a quando non si percorrono tutte le strade che una politica illuminata e lungimirante potrebbe percorrere. L’Ue si è mostrata politicamente debole lasciando i contatti diretti con Putin a singoli leader, non esercitando quindi quell’attiva soggettività politica che l’Unione può e deve riuscire ad esprimere. Eppure l’Ue avrebbe potuto e può ancora far valere il suo peso politico. Ma deve volerlo e deve crederci.

 

Cosa impedisce ai presidenti del Consiglio e della Commissione Ue insieme ai leader dei tre principali Stati membri di programmare un incontro con Putin a Mosca e con Zelensky a Kiev per ottenere una tregua generalizzata che consenta corridoi umanitari per le migliaia di persone allo stremo nelle aree di combattimento? Cosa impedisce loro di adottare modalità confacenti con la straordinarietà e urgenza di tale iniziativa?

In queste settimane la guerra sembra ormai concentrarsi sulle province del Donbass e sulla fascia costiera che conduce alla Crimea. Sarà violenta, con nuove distruzioni, morti e brutali stragi di civili, dato che il suo risultato condizionerà la trattativa per il successivo cessate il fuoco.

La trattiva avrà tra i punti centrali quest’area orientale e meridionale dell’Ucraina: perché quindi aspettare ulteriori massacri, distruzioni, crimini, dato che Zelensky ha confermato la disponibilità a negoziare con Putin?

I negoziati tra Russia e Ucraina sono per ora all’approfondimento delle reciproche richieste, mentre la guerra continua senza certezze sulla sua durata. Se continuasse fino al 9 maggio, come ipotizzato, ci troveremmo di fronte al raddoppio, aggravato, di quanto già successo e sofferto, perché si tratterebbe di settimane decisive dal punto di vista militare. Se poi si prolungasse ulteriormente, crescerebbero i rischi di un qualche diretto coinvolgimento esterno.

Le norme internazionali e il diritto internazionale umanitario sono stati violati, stravolti, distruggendo decenni di approfondimenti negoziali a salvaguardia dell’essere umano e della sua dignità anche durante la guerra. Una tregua si impone, che permetta sia l’evacuazione in sicurezza delle persone in grave stato di bisogno, sia il rifornimento di generi alimentari, medicinali e beni di prima necessità a coloro che rimangono. La responsabilità di proteggere rimane un principio fondamentale sancito dall’ONU, che dovrebbe vincolare tutti. Come suggerito da papa Francesco, essa potrebbe essere attuata tra la Pasqua cattolica e la Pasqua ortodossa, dal 17 al 24 aprile, la festa più importante della cristianità, sentita sia in Russia che in Ucraina. Affermare che “non ci sono le condizioni”, senza mettere in atto tutte le possibili iniziative politiche per crearle, rimane un segno di debolezza politica dell’Europa.

La tregua può essere ottenuta solo con un negoziato. L’Ue, pur nella condanna dell’aggressore Putin e nel sostegno all’aggredita Ucraina, sembra paralizzata nell’assumere l’iniziativa politica, anche con interventi straordinari. Delegare a terze parti è utile ma non basta: serve anche la soggettività politica attiva dell’Unione. Certo, c’è il rischio di ottenere un rifiuto da parte di Putin che cerca condizioni vantaggiose per concedere la tregua ma per l’Ue rimarrebbe un gesto di alto valore politico che potrebbe comunque rappresentare l’apertura di un filo di dialogo diretto con la Russia non più limitato ai contatti dei singoli leader, data la contiguità, le implicazioni politiche e economiche, il primario interesse per il futuro proprio e degli Stati membri.

L’avvio del dialogo Ue-Russia per la tregua umanitaria potrebbe anche essere di sostegno alle trattative in corso tra le parti e alla mediazione turca per giungere ad una soluzione di compromesso. E potrebbe anche mettere le basi per un dialogo a tutto campo tra Europa e Russia che apra la strada ad una conferenza che rinnovi gli accordi di Helsinki del 1975 ed al difficile ma ormai indispensabile negoziato globale che dovrà ridefinire un ordine mondiale rispondente alle esigenze odierne uscendo dagli ‘equilibri’ di 77 anni fa.

L’inimmaginabile aggressione russa all’Ucraina e la brutalità della guerra ai nostri confini hanno stimolato una fase di riflessione sul futuro dell’Europa, sul recupero dei valori che hanno reso possibili, pur imperfette, le nostre democrazie e libertà, sull’apertura solidale all’accoglienza. Con il primo trimestre del 2022 è definitivamente finito il secolo XX ed è iniziato il XXI, che dovrà ristabilire nuovi equilibri e nuove relazioni mondiali: nella dimensione politica e in quella economica, sociale, dei diritti fondamentali, della convivenza nella pace.

A farci ricordare trent’anni di incerto ordine mondiale dopo l’implosione dell’URSS e l’illusione della definitiva supremazia dell’Occidente, durante i quali sono cresciute le divergenze delle visioni tra potenze con ambizioni globali ma anche le contraddizioni e vulnerabilità del nostro Occidente e dell’Europa, ci sono voluti un despota ed una guerra insensata e criminale ai nostri confini. Con migliaia di morti, atrocità su civili inermi, distruzioni di abitazioni, scuole, ospedali, due milioni di bambini fuggiti all’estero e molti di più sfollati all’interno dell’Ucraina con altrettante donne e madri, città assediate, bombardate e stremate dalla fame e dal freddo nell’impotenza della comunità internazionale.

L’Europa appare un soggetto impotente nel contesto geopolitico internazionale e sull’Ucraina sta forse giocandosi quel ruolo internazionale che avrebbe il dovere di esercitare con tutto il suo peso politico, per la competenza territoriale e per la gravità dell’aggressione che potrebbe anche espandersi se non venisse definitivamente fermata con precisi accordi transnazionali. Se è importante provvedere alla sicurezza e difesa comune, lo è maggiormente avere una comune visione del mondo e del ruolo dell’Ue nelle relazioni internazionali da sviluppare con una chiara politica estera ed un’unità che continuano a mancare.

La politica richiede anche gesti di alto valore fuori dall’ordinario e con tempestività. E il futuro e il ruolo dell’Ue passano da atti politici lungimiranti. Tentare di ristabilire ora, al più alto livello delle istituzioni e degli Stati europei, un dialogo con Putin, nella chiarezza della posizione assunta, sarebbe certamente un atto politico lungimirante di altissimo valore, oltre che inevitabile.

 

Ripreso dall’ATLANTE DELLE GUERRE E DEI CONFLITTI NEL MONDO  –  (edizione inglese: Atlas of wars – Europe must act now over Ukraine truce)

Pubblicato da VITA

(Precedenti articoli ‘Ucraina’ in questo blog:  24 marzo,  10 marzo,  24 febbraio,  2 gennaio).

Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Tra gli anni '60 e '70 formatore in Tchad. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.