logo
20 Mar 2018

LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE ALLO SVILUPPO E IL PROSSIMO DEF

SUGGERIMENTI DELLA RETE DI ONG “LINK 2007”.     

Entro il 10 aprile il Consiglio dei ministri dovrà approvare e presentare alle Camere il DEF, Documento di economia e finanza. Si tratta del principale strumento della programmazione economico-finanziaria e indica la strategia economica e di finanza pubblica nel medio termine. Nella sezione 1, “Programma di stabilità per l’Italia”, un Focus sull’Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) ha annualmente sintetizzato l’impegno italiano per la cooperazione allo sviluppo, evidenziando anche il graduale riallineamento agli standard internazionali come stabilito dal Parlamento con la legge 125/2014 che ha riformato il sistema della cooperazione italiana allo sviluppo. Pur lasciando le decisioni al nuovo Esecutivo, il documento non potrà non pronunciarsi sull’attuazione degli impegni assunti a livello europeo e internazionale e fornire le indicazioni di massima ritenute utili.

Anche se è presentato da un Governo dimissionario, per quanto riguarda la cooperazione allo sviluppo il DEF potrebbe esprimersi in tutta tranquillità. La volontà dei partiti espressa nel programmi elettorali è infatti concorde, con differenti intonazioni, nel darle rilevanza: “piano Marshall per l’Africa” (Centrodestra), “multilateralismo, cooperazione, dialogo tra le popolazioni” (M5S), “innalzamento graduale del livello di contribuzione alla cooperazione” (PD), “rafforzamento della cooperazione e solidarietà internazionale” (LeU).

L’ultimo DEF 2017 ha continuato ad usare la terminologia “aiuto pubblico allo sviluppo (APS)” mentre la legge 125/2014 parla ormai di “cooperazione pubblica allo sviluppo (CPS)”. E non è certo solo una questione terminologica ma di nuova concezione e visione della cooperazione. Chissà che il DEF 2018 possa far proprio questo salto culturale.

Le Ong della Rete LINK 2007 seguono da anni con attenzione l’evoluzione qualitativa e quantitativa della cooperazione allo sviluppo dei paesi OCSE. Ritengono quindi di potere esprimere qualche suggerimento sul nuovo focus “Cooperazione Pubblica allo Sviluppo (CPS)” del DEF 2018. Partendo dalla formulazione dei focus degli anni precedenti è possibile elaborare una proposta aggiornata e lungimirante, che si spera possa essere ripresa in questi ultimi giorni dal ministro Carlo Padoan ed dal presidente Paolo Gentiloni, per essere poi confermata dal nuovo Parlamento e dal nuovo Governo. Eccola:

In base alle rilevazioni preliminari, la CPS italiana nel 2017 si dovrebbe attestare sullo 0,26% del Reddito Nazionale Lordo (RNL). Ove confermato, tale dato rappresenta una flessione rispetto al 2016 che ha assicurato la percentuale dello 0,27% certificata dal Comitato per l’aiuto allo sviluppo dell’OCSE. Nel corso degli ultimi anni si era registrata una tendenza positiva in termini di CPS (0,17% nel 2013, 0,19% nel 2014, 0,22% nel 2015 e 0,27% nel 2016), che ha permesso di tenere parzialmente fede agli impegni assunti a livello europeo e internazionale, in un percorso di graduale riallineamento degli stanziamenti annuali alla media dei Paesi OCSE, in linea con quanto previsto dall’articolo 30 della Legge 125 del 2014 (Legge di riforma della cooperazione italiana).

Si rende quindi necessario ripristinare e rafforzare tale tendenza positiva, intervenendo possibilmente già nel 2018 a modifica delle previsioni contenute nella Legge di stabilità. Per quanto concerne il triennio 2019-2021, nella prospettiva del conseguimento, da parte dell’Unione Europea nel suo complesso, dell’obiettivo dello 0,7% entro il 2030 (orizzonte temporale stabilito dalla nuova Agenda per lo Sviluppo Sostenibile, adottata dal Vertice ONU di New York del settembre 2015), si indicano i seguenti obiettivi di spesa intermedi: 0,30% del RNL nel 2019, 0,34% nel 2020 e 0,38% nel 2021, per raggiungere lo 0,50% nel 2024.

Nel percorso di riallineamento, di conformità con gli altri paesi OCSE e di maggiore trasparenza, la quota delle spese per l’assistenza ai rifugiati in Italia che potrà essere contabilizzata come CPS dovrà riferirsi strettamente ai rifugiati nei dodici mesi in attesa del riconoscimento dello status e fino all’acquisizione di un impiego nei dodici mesi successivi. Non sarà invece contabilizzata come CPS ogni altra spesa relativa ai migranti in Italia. In ogni caso, la quota di spesa per i rifugiati contabilizzata come CPS non potrà superare il 10% dello stanziamento complessivo per la cooperazione allo sviluppo.“ 

Si tratta di 308 parole che, se fossero accolte e poi riprese dal nuovo Governo, definirebbero in piena trasparenza le tendenze della politica italiana per la cooperazione allo sviluppo, togliendo una volta per tutte l’ambiguità delle cifre e dando una prospettiva certa all’impegno per l’adeguamento degli stanziamenti alla media degli altri principali paesi europei.

Aumentare gli stanziamenti, come è stato fatto, di uno 0,01% all’anno è una presa in giro se al contempo si afferma di voler mantenere gli impegni assunti a livello internazionale e di volersi adeguare alla media europea. E soprattutto se al contempo si calcola come cooperazione allo sviluppo la spesa per l’assistenza in Italia a rifugiati e immigrati in generale, per una somma che supera il 33% di quanto dichiarato come stanziamento complessivo per le attività di cooperazione internazionale allo sviluppo. Non c’è qualcosa di incoerente, di assurdo e di opaco se il ministero dell’Interno ha gestito nel 2017 più somme – contabilizzate come cooperazione internazionale allo sviluppo – del ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale e della specifica Agenzia messi insieme? Nel riquadro “Aiuto pubblico allo sviluppo” della Legge di Bilancio Integrato 2018-2020 è possibile leggere la tipologia di spesa del ministero dell’Interno e si rimane colpiti da quanto è fatto passare come “cooperazione internazionale allo sviluppo”: Spese per l’attivazione, la locazione, la gestione dei centri di trattamento e di accoglienza per stranieri irregolari. Spese per interventi a carattere assistenziale, anche al di fuori dei centri. Spese per studi e progetti finalizzati all’ottimizzazione ed omogeneizzazione delle spese di gestione”. La contabilizzazione come CPS dovrebbe essere severamente limitata alla parte di spesa relativa all’accoglienza dei rifugiati, per periodi definiti e con un tetto di spesa che non possa superare annualmente il 10-15% degli stanziamenti complessivi per la cooperazione pubblica allo sviluppo. Nessun altro paese OCSE arriva a considerare i costi dell’accoglienza fino a 1/3 della cooperazione internazionale allo sviluppo. Sviluppo di chi? Perfino la Germania che ha accolto quasi un milione di persone in un solo anno ha calcolato come spesa di cooperazione allo sviluppo solo una minima parte dei costi per l’accoglienza sul territorio tedesco.

Il diritto di asilo e l’accoglienza dei rifugiati, sanciti dall’articolo 10 della nostra Costituzione e dalla Convenzione di Ginevra, sono sacrosanti e doverosi. Ma non sono mai stati nel passato materia di “aiuto bilaterale” o di “cooperazione allo sviluppo”, né la nuova legge 125/2014 l’ha previsto in questi termini. Tale inclusione, per una cifra così rilevante, fa sorgere il serio dubbio che si stiano in realtà travisando le finalità della legge voluta con voto unanime dal Parlamento meno di quattro anni fa e raggirando la stessa visione di cooperazione e di partnership per un comune sviluppo che l’ha ispirata.

NEL FRATTEMPO

Nel frattempo, ci sono alcuni adempimenti urgenti, fondamentali per non paralizzare le attività operative a danno di partnership e impegni bilaterali, governativi e non governativi, in un anno cruciale per il consolidamento della nuova Agenzia, per la positiva conclusione dell’iter di riconoscimento di EuropeAid ai fini della cooperazione delegata (settori di attività delegati all’Agenzia italiana dalla Commissione Europea), per la review della nostra cooperazione che l’Ocse-Dac si appresta a fare nel prossimo anno, alla fine del quadriennio di esame.

Ecco i due principali adempimenti:

  1. Il budget 2018 dell’Agenzia, già approvato dal Mef, dovrebbe essere ora alla firma del Ministro Alfano;
  2. La programmazione per paese con le indicazioni di ripartizione della spesa richiede una delibera del Comitato Congiunto che si spera possa riunirsi a breve.

Senza questi due formalizzazioni l’Agenzia e la cooperazione italiana entrano in una dannosa paralisi amministrativa, che potrebbe prolungarsi data anche l’incertezza sulla formazione del nuovo Esecutivo. Il nuovo Governo potrà poi modificare, se lo ritiene, e definire altre priorità: ma intanto è urgente che si proceda.

Pubblicato anche su: VITA e ONUITALIA

Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.