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10 Ott 2018

L’AIUTO PUBBLICO ALLO SVILUPPO (APS) DELL’ITALIA NELLA NOTA DI AGGIUSTAMENTO DEL DEF

Nota della Rete di Ong LINK 2007.

Partiamo da una buona notizia. La recente Nota di aggiornamento del Def, Documento di economia e finanza, stabilisce che per il triennio 2019-2021 gli obiettivi di spesa per l’Aps, aiuto pubblico allo sviluppo, siano: 0,33% del Rnl nel 2019, 0,36% nel 2020 e 0,40% nel 2021. Seguono alcune incertezze in merito alla non validazione da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio del quadro macroeconomico della Nota, peraltro già criticata da Banca d’Italia, Corte dei Conti e istituzioni internazionali. Nuovi problemi potrebbero poi aprirsi a causa di possibili inappropriate sovrapposizioni ministeriali di competenze, di cui la cooperazione allo sviluppo non ha certamente bisogno.

In un articolato appunto inviato il 28 agosto scorso all’on. Emanuela C. Del Re, Viceministra con delega alla cooperazione internazionale, le Ong della rete LINK 2007 ricordavano come la progressione dell’Aps (aiuto pubblico allo sviluppo) fosse passata dallo 0,19% del Rnl nel 2014, allo 0,22 nel 2015, lo 0,27 nel 2016, fino a sfiorare lo 0,30 nel 2017, situandosi l’Italia al 14° posto dei paesi Ocse/Dac per rapporto Aps/Rnl, con 5,734 miliardi di US$, mentre in termini assoluti rimane nella sesta posizione dopo USA, Germania, Regno Unito, Giappone, Francia. Un andamento che è ancora lontano dal riallineamento con la media dei paesi europei indicato dalla Legge 125/2014.

LINK 2007 da tempo propone di accelerare il raggiungimento dello 0,50% del Rnl (media Ue) per dare il concreto segnale di considerare la cooperazione allo sviluppo non più solo come un obbligo internazionale ma come un investimento per il futuro delle relazioni politiche ed economiche del nostro paese, anche per affrontare in modo complessivo e integrato il tema dei movimenti migratori e del loro governo, con una visione lungimirante basata su accordi con i paesi di provenienza, ad interesse reciproco. L’andamento proposto al precedente e all’attuale governo è stato: 0,34% nel 2020; 0,38% nel 2022; 0,42% nel 2024; 0,46% nel 2025, per raggiungere lo 0,50% nel 2026. Si è infatti convinti che una simile progressione sia indispensabile per mantenere gli impegni multilaterali, assunti con le organizzazioni e le istituzioni finanziarie internazionali, per qualificarli e renderli continuativi, riconquistando quel peso politico e di indirizzo che l’Italia ha perso negli ultimi decenni. Essa rafforzerebbe inoltre la cooperazione bilaterale, rendendo più concreta, programmabile, efficace l’azione di cooperazione nell’ottica di partenariati paritetici per lo sviluppo, a beneficio reciproco.

La Nota di aggiornamento del Def 2018 va pienamente in questa direzione, accelerandola ulteriormente, dopo anni di tentennamenti. Prevede infatti il raggiungimento dello 0,40% del Rnl già nel 2021. Ecco il breve ma significativo Focus “Aiuto pubblico allo sviluppo”:

«Nel 2017 l’APS italiano ha raggiunto lo 0,30 per cento del Reddito Nazionale Lordo (RNL). Tale dato, al momento al vaglio dell’Ocse/Dac per le pertinenti procedure di verifica, testimonia l’impegno del Governo italiano in materia di cooperazione allo sviluppo e il significativo conseguimento, con tre anni di anticipo, dell’obiettivo in precedenza previsto per il 2020.  Al riguardo, il risultato raggiunto nel 2017 è da considerarsi positivo, sebbene permanga un divario considerevole rispetto all’obiettivo dello 0,7 per cento del RNL fissato dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. A tal fine, si ribadisce l’esigenza di continuare ad assicurare adeguati e graduali incrementi delle risorse destinate alle attività di cooperazione allo sviluppo al fine di garantire, da parte del nostro Paese, il raggiungimento degli obiettivi previsti sia in ambito internazionale, sia dalla Legge n. 125/2014. Alla luce di quanto precede, si riafferma l’impegno del Governo volto a perseguire il predetto percorso di adeguamento stabilendo, per il triennio 2019-2021, i seguenti obiettivi di spesa intermedi: 0,33 per cento del RNL nel 2019, 0,36 per cento nel 2020 e 0,40 per cento nel 2021».

È interessante notare che il Focus “Aiuto pubblico allo sviluppo” si trova alla pagina 42 del Def aggiornato, diversamente da tutti i precedenti documenti di economia e finanza che lo situavano nelle ultime pagine del testo. Un apprezzabile segnale di particolare attenzione.

Occorrerà ora aspettare il disegno di legge di bilancio 2019 che sarà presentato entro il 20 ottobre al Parlamento nella cui manovra triennale di finanza pubblica (2019-2021) saranno definiti tutti gli interventi e la loro quantificazione economica al fine di perseguire gli obiettivi indicati nella Nota di aggiornamento del Def. Particolare attenzione dovrà essere posta alle voci di spesa che saranno considerate nel calcolo dell’Aps, che potrebbero contenere forzature come talvolta è stato in merito alla spesa per i rifugiati in Italia. Desta inoltre preoccupazione l’annuncio da parte del Ministro dell’Interno di voler realizzare un ampio piano di cooperazione “per intensificare i rapporti con i Paesi africani, non solo per risolvere il problema dei flussi ma anche dal punto di vista economica e sociale, con precisi progetti di sviluppo ed investimenti mirati al sostegno dell’economia e del lavoro di centinaia di migliaia di persone, soprattutto puntando su agricoltura, pesca e commercio”.

Pone seri problemi di coerenza con i fini della cooperazione allo sviluppo e con i principi condivisi nell’ambito dell’Ue e delle organizzazioni internazionali il fatto che sia il Ministro dell’Interno a definire e decidere interventi di cooperazione allo sviluppo, particolarmente sul canale bilaterale. Si tratta di problemi che sarebbe bene affrontare nel dibattito parlamentare per l’approvazione della Legge di stabilità 2019 e della programmazione triennale. La responsabilità politica della cooperazione internazionale è infatti dalla legge 125/2014 “attribuita al Ministro  degli  affari  esteri e  della  cooperazione internazionale, che ne stabilisce gli indirizzi e assicura l’unitarietà e il coordinamento di tutte le iniziative nazionali di cooperazione”. Occorrerà fare di tutto per evitare una dannosa scissione tra due politiche di cooperazione allo sviluppo, l’una rispondente alle finalità della Legge 125 e l’altra al blocco dei flussi migratori ed alla sicurezza, seguendo principi, criteri e modalità operative estranee alla cooperazione allo sviluppo.

Pubblicato anche in OnuItalia

Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.