logo
13 Mag 2020

PERCHE’ E’ IMPORTANTE LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE. GLI INSEGNAMENTI DEL CORONAVIRUS

Perché la cooperazione internazionale finalizzata allo sviluppo è diventata ancora più importante che nel passato? Lettera a Panorama, pubblicata (con qualche taglio) nell’edizione del 13 maggio 2020.

La pandemia del covid-19 sta dimostrando che nel mondo tutto si lega e ha effetti che influiscono globalmente. Non solo nelle scelte in ambito sanitario ma anche politico, economico, produttivo, commerciale, sociale, culturale, tecnologico, ambientale, energetico, climatico, biologico, della libertà, della diseguaglianza, del perseguimento della giustizia, della convivenza pacifica, della sicurezza. Pur essendo pesantemente lungo, l’elenco non è esaustivo e indica il grado di complessità della globalizzazione; che va quindi affrontata con occhi diversi rispetto agli anni passati, cambiando radicalmente rotta per superare i suoi limiti e anche per evitare potenziali spirali autodistruttive.

Preoccupanti sono le distorsioni dell’attuale sistema globalizzato, con il predominio della finanza sull’economia reale e di entrambe sulla stessa dignità umana, l’aumento della precarietà del lavoro, le disuguaglianze su scala globale, il crescente divario tra ricchi e poveri, le minacce all’ambiente e ai fragili equilibri della natura. “I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale”, ammoniva papa Benedetto XVI.

L’ispirazione dovrebbe essere decisamente quella dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile adottata da tutti gli Stati del mondo. Deve esserlo innanzitutto nei rapporti di cooperazione dell’Italia con i paesi in sviluppo, di cui ha scritto Vincenzo Caccioppoli nel suo recente articolo sugli “aiuti controversi” ai paesi bisognosi. Senza entrare nei casi citati, che hanno già trovato risposte in chiarificazioni da parte della Farnesina, e nell’analisi delle citate risorse dell’Aps, aiuto pubblico allo sviluppo, che richiederebbe un migliore approfondimento, mi sembra degna di attenzione la sua sollecitazione ad affrontare i nodi rimasti irrisolti della riforma legislativa voluta unanimemente dalle forze politiche nel 2014.

Approvando la legge 125/2014, il Parlamento aveva inteso innovare la cooperazione allo sviluppo, sia confermando la partecipazione alle necessarie azioni multilaterali (la pandemia covid-19 ne è l’esempio più attuale), sia valorizzando il sistema Italia, l’iniziativa propositiva e la capacità di azione dei soggetti pubblici e privati nei partenariati internazionali. Multilaterale e bilaterale devono infatti proseguire coerentemente in modo congiunto e paritetico, anche rafforzando l’azione dell’Agenzia italiana per la cooperazione, rimasta ancora nella fase di avviamento. In questi sei anni, invece di migliorare la normativa sulla base dell’esperienza maturata e delle nuove esigenze, come era stato auspicato nel dibattito parlamentare, si è teso ad interpretarla in modo sempre più restrittivo, centralizzato e di conseguenza sempre meno conosciuto, partecipato e trasparente.

Ben venga un rinnovato interesse del Parlamento sulla cooperazione internazionale allo sviluppo. L’accresciuta importanza e l’accresciuto bisogno di costruire partenariati internazionali intelligenti, a mutuo interesse e beneficio, lo richiedono. La cooperazione internazionale, intesa come azione del sistema paese e non unicamente come delega ad organizzazioni internazionali, necessita ora un rinnovato dibattito ed una verifica parlamentare che porti a valutare se si stia attuando e migliorando le disposizioni legislative e a fissare chiari indirizzi politici e definite programmazioni, anche attraverso consultazioni con i soggetti della cooperazione riconosciuti dalla stessa legge. Un intergruppo parlamentare che intenda valutare il presente e costruire e rafforzare il futuro della cooperazione internazionale troverà il sostegno e la disponibilità al dialogo di tutti i soggetti italiani coinvolti e competenti.

Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.