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10 Ago 2019

Un Commissario europeo (italiano) per la Cooperazione internazionale e il Vicinato.

Solo una persona competente, ma anche con capacità di dialogo e di mediazione, potrebbe riuscire a superare, nella funzione di Commissario europeo, la dissociazione politica tra europeismo e sovranismo, facendo al contempo l’interesse dell’Unione e dell’Italia. Con il conferimento di un portafoglio che sia di grande interesse per il nostro paese e non crei permanenti conflitti nello stesso commissario/a e pesanti sospetti nell’intero esecutivo e nelle altre istituzioni europee.

Entro una quindicina di giorni l’Italia dovrà proporre alla neo-presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (UvdL) il nome del commissario da inserire nell’esecutivo da lei guidato. Il nostro governo ha rivendicato un portafoglio “di peso” ma non è riuscito a definire la scelta della persona per poterla sostenere nel dialogo con UvdL, dimostrandone tempestivamente qualità e competenze per lo specifico settore politico richiesto. Si è parlato di concorrenza, commercio, agricoltura – portafogli forse non più disponibili, dato il forte ritardo e l’attuale incertezza politica dell’Italia mentre gli altri paesi sono da tempo ampiamente attivi – e sono circolati nomi di persone indubbiamente di qualità ma con un posizionamento politico sovranista, provenienti da un partito che ha votato contro la presidente von der Layen, convinta europeista.

Non si è considerato a sufficienza che, dopo il vaglio della presidente UvdL, anche il Parlamento europeo (Pe) dovrà esprimere il proprio giudizio sulla candidatura. Data la maggioranza parlamentare, non è difficile prevedere un veto contro commissari considerati non sufficientemente europeisti. I dubbi del Pe sono gli stessi di molti osservatori: come si comporterebbe il commissario italiano indicato da un governo sovranista e antieuropeo, venendosi a trovare, su dossier importanti, in una posizione schizofrenica con un occhio rivolto all’Ue ed all’avanzamento delle politiche comuni e con l’altro alla propria realtà identitaria antieuropea? Si tratterebbe di una posizione assurda, che porrebbe problema alla maggioranza dei parlamentari europei e provocherebbe uno scontato voto negativo.

Solo figure competenti, determinate ma con capacità di dialogo e mediazione, potrebbero riuscire a superare tale dissociazione politica facendo al contempo l’interesse dell’Unione e dell’Italia, con un portafoglio che sia di grande interesse per il nostro paese ma su una materia che non crei continui conflitti nello stesso commissario e pesanti sospetti nell’intero esecutivo e nelle altre istituzioni. Sotto lo sguardo giudicante, tra l’altro, della comunità internazionale.

Esiste un portafoglio in cui possono convergere proficuamente obiettivi italiani ed europei? Esiste, innegabilmente. Ed è rappresentato dallo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale messo a punto con la proposta di bilancio 2021-2027. Data la sua posizione geografica e la sua storia, l’Italia potrebbe a pieno titolo proporre il commissario/a per il vicinato, la cooperazione allo sviluppo e la cooperazione internazionale.

Il nostro paese vive da anni un declino costante e ha perso peso politico in Europa e nel mondo, in particolare nel Mediterraneo e in paesi con i quali si sono sviluppate proficue relazioni, lasciandole poi spegnere, segnatamente in Africa, per negligenza e mancanza di coerente disegno politico. Con la fine della guerra fredda anche le alleanze storiche hanno assunto un diverso significato, perdendo l’Italia peso strategico e trovandosi più debole nello scenario globale. Una rinnovata apertura al mondo, tessendo solide relazioni politiche, economiche, culturali, di sviluppo condiviso e interesse reciproco, come previsto dallo stesso trattato e dalle politiche di sviluppo e vicinato dell’Ue, rappresenterebbe un potente stimolo per ridare peso e ruolo politico all’Italia.

Nelle previsioni del prossimo bilancio settennale, tale commissario gestirebbe circa 90 miliardi di euro in ampie aree del mondo (paesi del vicinato, Africa sub-sahariana, Asia e Pacifico, Americhe e paesi caraibici) con una particolare attenzione ai paesi del Mediterraneo meridionale e orientale e dell’Africa sub-sahariana, aree di forte interesse per l’UE e soprattutto per l’Italia. Per affrontare congiuntamente sfide globali come lo sviluppo umano, la parità di genere, i cambiamenti climatici, la protezione dell’ambiente, i movimenti migratori, la sicurezza alimentare, secondo gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Pochi giorni rimangono per inviare la proposta a Bruxelles. Giorni convulsi a causa della crisi di governo. Non siano però giorni sprecati, ritardando ulteriormente e mancando un’occasione che dovremmo invece sapere cogliere. Le competenze ci sono. Come la qualità delle persone e la capacità di dialogo e mediazione. Basterebbe anche solo guardare all’interno del Maeci. Un commissario o commissaria al vicinato, alla cooperazione allo sviluppo e alla cooperazione internazionale potrebbe, in questa fase, essere la migliore investitura “di peso” che l’Italia dovrebbe augurarsi nella prossima Commissione europea.

Anche in: VITA NON PROFIT e ONUITALIA

Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.