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ONG
01 Set 2021

AFGHANISTAN. DAL 2008 ERA CHIARA LA DIREZIONE DA PRENDERE. LA POLITICA E’ RIMASTA CIECA.

L’Afghanistan è tornato nelle mani dei Taliban.

Riprendo un lungo testo del 12 Febbraio 2008. La politica è rimasta sorda alla tante sollecitazioni ricevute negli anni dalla società civile – afgana, italiana e internazionale – che in fondo chiedeva di leggere la realtà, sulla cui base prendere le giuste decisioni. La sordità e cecità della politica ha portato all’esito a cui stiamo assistendo. 

 

AFGHANISTAN.  L’URGENZA DI UNA DIVERSA STRATEGIA POLITCA E UN EFFICACE COORDINAMENTO DELL’AZIONE INYTERNAZIONALE. 

Documento presentato dalle Ong di «Link 2007» alle Commissioni Esteri e Difesa della Camera e del Senato

12 Febbraio 2008

A cura di Nino Sergi,  INTERSOS

Nel novembre 2006 INTERSOS e le Ong del Forum Solint si sono espresse sulla presenza italiana e internazionale in Afghanistan con un articolato documento che è stato reso pubblico ed inviato alle Commissioni Esteri e Difesa del Senato e della Camera. A più di un anno di distanza, riprendiamo quel documento, arricchendolo del contributo di analisi e proposta del coordinamento di Ong “Link 2007”. I contenuti rimangono infatti validi nella loro interezza, data anche l’incapacità/impossibilità dell’Italia di definire una posizione condivisa e autorevole da far valere all’interno dell’Alleanza Atlantica e nelle altre sedi internazionali e la conseguente forzata staticità delle posizioni del nostro paese, al di là di alcuni coraggiosi pronunciamenti del governo. Il documento è stato aggiornato, approfondito e ampliato in non pochi punti, al fine di garantirgli la massima corrispondenza con la realtà odierna dell’Afghanistan, così come da noi percepita anche attraverso il lavoro quotidiano dei nostri operatori e operatrici in diverse province del paese. Lo proponiamo come contributo al  dibattito in corso e come pressante invito, ragionato e motivato, al cambiamento di rotta in Afghanistan, ora, prima che sia troppo tardi.

Gli interrogativi e le principali proposte del documento:

1 – l’esigenza di chiarezza sulla presenza internazionale in Afghanistan, che si è andata tacitamente modificando: perché?, con quale mandato e quali obiettivi?, quale strategia politica?, quali modalità?, quale uso della forza?, quale comando e quali strumenti operativi?;

2 – l’urgenza di una nuova strategia condivisa e coordinata che, pur continuando a garantire la necessaria forza militare di stabilizzazione e sicurezza, affermi il primato dell’iniziativa politica e dell’azione di cooperazione civile,  di risposta ai bisogni  e di ricostruzione del paese;

3 – la sicurezza, la difesa e la tutela degli individui, lo stato di diritto, la fine dell’impunità;

4 – il rafforzamento della società civile nelle sue espressioni organizzate, che hanno dato prova di sapere incidere sulla società e nella soluzione dei problemi;

5 – il recupero politico e il coinvolgimento di parte dei taliban;

6 – l’indispensabile distinzione tra la dimensione umanitaria e quella militare;

7 – l’adozione di strategie condivise per contenere gli effetti devastanti della produzione dell’oppio;

8 – la fine dell’operazione di guerra Enduring Freedom e la piena unificazione dell’azione militare per ricondurla sotto l’egida dell’Onu e del governo afgano;

9 – il consolidamento, la formazione e l’ampliamento di esercito e polizia nazionali, anche come unica alternativa alla permanenza prolungata delle forze straniere;

10 – la necessità di una conferenza internazionale per adottare una “strategia di successo”, con il coinvolgimento delle diverse identità afgane e dei paesi centro-asiatici.

Sono alcuni dei punti che vengono articolati nel documento. Una strada, quella che indichiamo, che deriva dalla realtà dell’Afghanistan come la conosciamo e viviamo insieme ai nostri partners afgani, difficile ma non impossibile, che richiede impegno, coerenza e intelligenza politica. Pronti a discuterne con chiunque intenda affrontare questa temi con serietà e senza pregiudizi.

L’INTERO DOCUMENTO E’ QUI ALLEGATO:

Nota Afghanistan Link2007 12 Feb 08

 

 

 

Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Tra gli anni '60 e '70 formatore in Tchad. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.