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ONG
23 Gen 2020

LETTERA APERTA AL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI E DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE LUIGI DI MAIO

Caro Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Luigi Di Maio,

ho ascoltato attentamente il suo interessante e sentito intervento al Tempio di Adriano durante il quale ha annunciato le sue dimissioni da capo politico del Movimento Cinque Stelle. Lasciando i commenti politici agli esperti, mi limito a rallegrarmi per il fatto che ora potrà dedicarsi con maggiore attenzione, tempo, ascolto e approfondimento alla politica estera ed alla cooperazione internazionale di cui è il massimo responsabile. Da lei e dalla struttura ministeriale ci aspettiamo molto in questo difficile momento con le crescenti tensioni internazionali che non possono non preoccuparci.

Mi permetta in questa breve lettera aperta di ricordarle, Ministro Di Maio, un suo inderogabile dovere e di commentare il passaggio sulle Ong del suo intervento.

Deleghe ai Viceministri e Sottosegretari. Ogni Ministro si avvale, nella propria attività di indirizzo politico, della collaborazione dei Viceministri e Sottosegretari ai quali può delegare alcune competenze. Di fronte alla complessità della politica estera, poi, sarebbe presuntuoso non delegare loro il coordinamento politico delle varie materie. Per quanto riguarda la cooperazione internazionale per lo sviluppo, in particolare, lei è inadempiente perché non sta rispettando quanto la legge 125/2014 le prescrive (art. 11): “Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale … conferisce la delega in materia di cooperazione allo sviluppo ad un Vice Ministro”. Intenzionalmente il Parlamento non ha scritto “può conferire”. Si tratta infatti di una delega che il legislatore ha voluto ‘speciale’, diversa da quelle ordinarie, tanto che tale Vice Ministro “è invitato a partecipare alle riunioni del Consiglio dei Ministri nelle quali siano trattate materie che, in modo diretto o indiretto, possano incidere sulla coerenza e sull’efficacia delle politiche di cooperazione allo sviluppo”. Le Commissioni parlamentari hanno infatti escluso l’ipotesi di un nuovo Ministro per la cooperazione internazionale legato alla Presidenza del Consiglio, optando per la continuità del legame con il Ministero degli Affari Esteri ma con una figura politica di riferimento identificata nel Vice Ministro con una piena delega sulla materia, ovviamente all’interno degli indirizzi del Ministro.  Contiamo quindi sulla delega nei prossimi giorni. Tutti i soggetti pubblici e privati della cooperazione internazionale, dalle Regioni, gli Enti Locali, le Università alle Organizzazioni della società civile e le Imprese, sperano che le riunioni decisionali del Comitato Congiunto possano avvenire con il tempo, la discussione e l’approfondimento necessari e non più per 15 – 20 minuti, tanto per mettere una firma e un timbro, come quelle da lei presiedute negli ultimi tempi, inevitabilmente, dato il suo poco tempo a disposizione. E così per gli altri atti e le decisioni che, in mancanza di delega, continuerebbero a competerle.

Il problema delle Ong nel Mediterraneo”. Riprendo alcune delle sue frasi: “”Abbiamo combattuto il business dell’accoglienza e per primi abbiamo posto nel 2017 il problema delle Ong nel Mediterraneo. È un tema, l’immigrazione, che è diventato l’ultimo baluardo delle vecchie forze politiche, per definirsi da una parte o dall’altra. Noi avevamo e abbiamo invece il dovere di affrontarlo con un approccio post-ideologico. Il rispetto del diritto internazionale è fuori discussione, ma per esempio le Ong se vogliono usufruire delle leggi italiane devono sottostare alle leggi italiane … L’approccio ideologico è: accogliamo tutti, respingiamo tutti. Questo è un approccio ideologico e noi avevamo un vantaggio: potevamo affrontare razionalmente questo tema, e invece in tanti hanno preferito cedere alle sirene dell’uno e dell’altro fronte, perdendo il vantaggio di poter risolvere il problema in maniera post ideologica””. Sicuramente lei è convinto di quanto afferma. Ma le chiedo, Ministro Di Maio: si è forse mai confrontato con coloro, le Ong per esempio, che vivono quotidianamente a contatto con le persone che migrano, qui e nei paesi di origine e di transito, in modo assolutamente non ideologico – se ne faccia una ragione – ma semplicemente umano e basato sul diritto internazionale a cui lei pretende di rifarsi? La realtà è ben diversa e più complessa del semplicistico “accogliamo tutti”, “respingiamo tutti”. Le propongo di farlo questo confronto: le assicuro che ne uscirà arricchito. Il confronto, che finora non ha potuto esercitare appieno, dato il cumulo di incarichi che ha dovuto assumere, è la strada maestra per non essere ideologici. Altrimenti, anche lei lo è, se rimane fermo sulle sue posizioni senza confrontarsi, senza ascoltare, senza cercare di capire le ragioni dell’altro, per confermare le sue, ma forse anche per modificarle. Le Ong le hanno chiesto un incontro in ottobre. La ringrazio se riterrà che forse è giunto il momento di ascoltarle.

La prego di gradire i più cordiali saluti,

Nino Sergi, Presidente emerito di Intersos e Policy Advisor di Link 2007.

23 Gennaio 2020

Nino Sergi

Presidente emerito di Intersos, che ha fondato nel 1992 e di cui è stato segretario generale e presidente. In precedenza, dal 1983 fondatore e direttore dell’Iscos-Cisl, istituto sindacale per la cooperazione allo sviluppo. Nel 1979 direttore del Cesil, centro solidarietà internazionale lavoratori, fondato con le comunità di immigrati a Milano. Operaio e sindacalista. Studi di filosofia in Italia e di teologia in Francia.